Una anziana signora si incammina addentrandosi nella tempesta estiva con un piccolo ombrello, quasi a voler soccorrere qualcuno, a raggiungere qualcuno che vede solo lei, in sottofondo le note dello “Stabat Mater RV 6321” di Antonio Vivaldi su testo di Jacopone da Todi e solo questa scena finale potrebbe trasmetterci l’idea della meraviglia artistica espressiva che questo film di Akira Kurosawa del 1991 regala al pubblico.
Anni fa con mia mamma, una tarda sera d’estate, ci siamo imbattute nella visione di questo film che, purtroppo non conoscevo, anche per le poche volte che è stato trasmesso nei canali tv nazionali e solo così ho scoperto il capolavoro, “Rapsodia in Agosto”.
Kane (interpretata da un’immensa Sachiko Murase, alla sua ultima interpretazione, è morta, infatti, nel 1993) è una anziana hibakusha (termine giapponese che definisce i sopravvissuti al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki) che ha perso il marito nel bombardamento di Nagasaki del 9 agosto 1945.
Un giorno, la famiglia scopre che un fratello di Kane, Suzushiro, trasferitosi negli Stati Uniti prima della Seconda Guerra Mondiale, ha costruito negli anni una multinazionale di coltivazione e commercio di ananas e per questo è diventato molto ricco; ora, purtroppo, è sul punto di morire e i figli di Kane che fino ad allora non conoscevano nemmeno l’esistenza di questo zio, sfruttando le vacanze estive e con una qualche ragione opportunistica, decidono di recarsi alle Hawaii per conoscerlo e dargli l’ultimo saluto.
Prima di partire per gli Stati Uniti, lasciano a casa di Kane i loro rispettivi figli, Tateo (Hidetaka Yoshioka), Minako (Mieko Suzuki), Shinjiro (Mitsunori Isaki) e Tami ( Tomoko Otakara); i ragazzi sono contenti di trascorrere del tempo con la nonna.
Con il tempo, infatti, i nipoti instaurano con la nonna un rapporto speciale, Kane scopre che, come molti ragazzi della loro età, anche i suoi nipoti non sanno molto dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki e quanto siano stati pesanti per la comunità e soprattutto per i sopravvissuti come lei. Pian piano le emozioni dei nipoti si legano a quelle della nonna, dai suoi racconti scoprono una Storia che avevano ignorato, l’esistenza del nonno scomparso, comprendono la sofferenza delle persone che hanno vissuto quella tragedia e la tristezza dello sguardo della nonna ogni volta che fa riaffiorare il ricordo, l’essere sopravvissuti che ogni giorno spegne ogni tentativo di sorriso e fa riemergere una piaga sanguinante. Mi sono emozionata moltissimo nelle scene condivise tra nonna e nipoti, il passeggiare insieme, visitare la scuola e il Parco della rimembranza, dedicato alle vittime, l’ammirare la luna di agosto, mangiare una fetta di anguria fresca in un pomeriggio caldissimo d’estate sulla soglia di casa. Immagini poetiche che ancora a distanza di anni sono rimaste nella mia memoria, immagini che solo grandi registi riescono ad imprimere delicatamente in una memoria fotografica universale.
Tateo e gli altri nipoti iniziano una corrispondenza con i parenti americani, in particolar modo con il cugino Clark e, prima che i propri genitori ritornino a casa, tentano di convincere la nonna a recarsi negli Stati Uniti per andare a vedere un’ultima volta il fratello come da sua ultima volontà, ma sarà impossibile perché nel frattempo Suzushiro muore.
I genitori dei ragazzi tornano in Giappone e mostrano una certa insensibilità nei confronti di Kane, dei suoi sentimenti e del suo dolore, dopo aver appreso della perdita del fratello; i nipoti, al contrario, percepiscono le emozioni della nonna, vista la loro vicinanza e i momenti condivisi insieme quell’estate. Si scopre, così, che i figli di Kane, erano andati negli Stati Uniti per cercare di conoscere i parenti americani e sfruttare questa conoscenza con lo scopo di migliorare le proprie condizioni economiche, ma quando vengono a sapere che i ragazzi hanno scritto al cugino Clark e gli hanno raccontato della nonna, dei suoi ricordi di guerra, della scomparsa del nonno durante il bombardamento, capiscono che tutto è finito perché il rammentare l’evento del bombardamento ai giapponesi che vivono in America è quasi un tabù perché è fonte di disagio nei confronti dei loro altri connazionali.
Kane, quando apprende ciò che è successo, rimprovera i propri figli mettendoli di fronte alla propria coscienza, il riavvicinarsi ai parenti negli Stati Uniti doveva essere supportato da un legame di affetto che era stato interrotto per troppo tempo e non una questione utilitaristica e così, un giorno, con la meraviglia di tutti, arriva in Giappone il cugino Clark (interpretato da Richard Gere). Clark non è venuto per tagliare qualsiasi legame con il ramo della famiglia in Giappone, ma, mosso da curiosità e voglia di scoprire le origini anche grazie alla corrispondenza con Tateo e gli altri ragazzi, vuole conoscere Kane, la sua storia e porta gli omaggi della sua famiglia alla memoria del marito di Kane e degli altri defunti di Nagasaki. Ed è qui che, in una delle riflessioni più sentite all’interno del film, Clark, di fronte ad un gruppo di hibakusha, esclama: “Credevo di sapere, ma solo ora, vedendo queste persone, so cosa è stato”.
Dopo aver abbracciato il nipote e aver visto una foto da giovane del fratello Suzushiro che non è riuscita più a rivedere in tutta la sua vita, Kane ha un crollo psicologico e inizia a vedere i propri ricordi che quasi si materializzano davanti a sé. In una scena quasi surreale, Kane, dopo aver preparato i vestiti del marito defunto e addentrandosi nella tempesta estiva scambiandola per un bombardamento aereo, si perde nella nebbia del ricordo, rivive i momenti strazianti che ha dovuto quasi nascondere in tutta la sua vita e si incammina verso Nagasaki con un piccolo ombrello. Figli e nipoti seguono mesti questa piccola donna curva che si perde dentro la tempesta, quasi a voler riemergere da un incubo infinito: la scena è di una bellezza emotiva che non ha paragoni.
Dopo la visione del film, io e mia mamma, commosse, con gli occhi pieni di lacrime, ci alziamo dal divano, in silenzio, non c’è altro commento che il silenzio in queste occasioni. Ancora oggi credo che sia uno dei più bei film che ricordano la tragedia della bomba atomica vista dagli occhi dei sopravvissuti, perché anche quando si sopravvive ad una tragedia immane, il ricordo fa rivivere costantemente quell’ avvenimento che la memoria non potrà mai seppellire insieme ai morti.
Memoru Grace
