“Quella notte, una volta che avevo lasciato le sorellone e mi ero infilata nel letto, all’improvviso simili ricordi sconnessi dei tempi della quinta elementare vennero a riemergere uno dopo l’altro nel mio cuore. Sul nostro cane domestico, chiamato Gon, sul festival di atletica, sull’essermi terrorizzata con i manga di Umezu Kazuo, sulla passione per i temperamatite elettrici: mi ricordavo vividamente persino di cose di così poco conto. Ed era proprio come un film che occupava la mia testa, e finiva col sopraffare la me stessa reale”.
“Pioggia di ricordi” o “Only Yesterday”, per chi lo conoscesse con il titolo internazionale, è, forse, il film più intimista dello Studio Ghibli, dove alla regia si riconosce il tocco delicato e sensibile del compianto Isao Takahata.
Prima di addentraci nella trama del film è doveroso dire che il soggetto è basato sul manga di Hotaru Okamoto e Yuko Tone, ma, a differenza del manga, che si concentra sul piano temporale dell’infanzia della protagonista, il Maestro Takahata decide di alternare presente e passato e i due piani sono definiti dalla tecnica usata, dai colori e dai tratti del disegno e, anche per questo, il film è decisamente un capolavoro.
Il passato della protagonista è tratteggiato da colori pastello, sfondi sfumati come sono i ricordi rivisti nella memoria di Taeko Okajima, la giovane donna protagonista dell’anime, i disegni sembrano quasi abbozzati e in alcuni tratti sembrano incompleti, semplici, delicati, sempre per comunicare le immagini che la memoria può proiettare dopo molti anni dall’avvenimento che si vuole ricordare. Il regista, inoltre, con questa tecnica si avvicina a quello che è il manga originale che racconta i ricordi d’infanzia della ragazza. Nel presente, invece, la tecnica cambia e ci si accorge dello stacco temporale dallo stile più diretto, realistico, nitido, anche se il regista ci regala degli sfondi, rappresentati dalla natura e dai panorami, a dir poco meravigliosi.
La dimensione presente è realistica, anche attraverso i dubbi di Taeko, la voglia di rivivere alcuni momenti passati per capire il proprio presente e dare speranza ad un futuro dove cerca di ritagliare un piccolo ruolo per sé. La dimensione del passato è fortemente legata all’infanzia e al ricordo e anche le immagini in molti aspetti sembrano surreali. Passato e presente si intrecciano in un alternarsi magico che incanterà lo spettatore e, per finire, colori e musiche riempiranno i momenti di silenzio o i monologhi della protagonista.
Il film è del 1991, ma la storia è ambientata nel 1982, Taeko è una ventisettenne che abita a Tokyo da sola in un piccolo appartamento e lavora come impiegata in un’azienda. Decide di trascorrere le sue vacanze estive in campagna, come l’anno precedente, presso la famiglia del cognato, impegnandosi nella raccolta del cartamo, cercando, quindi, di staccare completamente con i ritmi frenetici della realtà cittadina alla ricerca della quiete e della semplicità della campagna. Durante il viaggio di notte in treno verso Yamagata, Taeko inizia anche a viaggiare con i ricordi e a rivivere la propria infanzia, quando nel 1966 frequentava le scuole elementari e le sue compagne andavano tutte in vacanza fuori città. La famiglia di Taeko, legata alle tradizioni, costituisce buona parte dei ricordi della ragazza, dalla condivisione della sensazione di assaggiare per la prima volta l’ananas, tanto attesa da tutti che lascia, però, quasi una delusione tranne che per Taeko stessa che adora sperimentare nuovi cibi e raccogliere esperienze, ai problemi con la matematica, all’importanza di togliere le scarpe all’entrata in casa e, accanto a lei, tutti i problemi e le crisi delle ragazzine che crescono, l’adolescenza, le amicizie, il primo ciclo mestruale, le minigonne, le canzoni esportate dall’estero, i Beatles e quello sguardo di una generazione testimone del cambiamento della società, di una modernità che è sempre più presente e pressante. D’improvviso la Taeko di quasi trent’anni decide per le sue vacanze di cercare di fuggire in campagna e abbandonare la città, la vita frenetica, la modernità, perché solo in quell’ambiente, nel contatto con la natura, con la terra potrà fare i conti con se stessa, con il suo passato, con i suoi sogni, le sue aspettative. La velocità della città, infatti, rallenta la conversazione con il suo io, con la consapevolezza di sé, mentre lo stacco delle ferie in campagna la aiuterà a viaggiare esteriormente e interiormente per scoprire cosa le manca, come essere protagonista della propria vita e superare quella crisi esistenziale che tanto la sta opprimendo.
All’arrivo in stazione Taeko scopre che è venuta a prenderla il cugino di suo cognato, Toshio, che conosce poco, ma che le farà da guida durante i giorni di ferie in campagna e lì, insieme alla natura, al lavoro manuale sfiancante, alle persone che le dimostreranno affetto e amicizia, alla genuinità e al valore delle piccole cose, al vento della sera che la ricondurrà ai ricordi passati, Taeko si innamorerà completamente dell’ambiente che la circonda, della serenità che riuscirà ad acquisire giorno dopo giorno, dell’importanza di Toshio che pian piano occuperà un posto nel suo cuore.
La crisi della protagonista di “Pioggia di ricordi” è la crisi di una persona comune, perché Taeko non è un’eroina, è una giovane donna comune che nella sua ordinarietà custodisce invece un patrimonio di emozioni e di ricordi che le permettono di fare da scudo contro ogni tipo di tristezza e le danno la forza, anche grazie al cambiamento d’ambientazione, per reagire e per riflettere su delle scelte importanti della vita. Taeko tornerà in città o resterà in campagna? Per lei si è trattato solo di una vacanza o di una scelta di vita?
“Pioggia di ricordi” è un romanzo di formazione, un Bildungsroman, dedicato alle donne, all’emancipazione femminile, perché alle volte la più grande battaglia è quella dentro noi stesse, all’accettazione di noi stesse e all’immagine più fedele possibile della nostra personalità da mostrare al mondo esterno.
Alcune informazioni in merito alla scelta musicale del film: la colonna sonora, composta da Katsu Hoshi, ospita diverse canzoni folk per dare l’idea e l’immagine della vita agreste, del mondo contadino e rurale. “Frunzuliță Lemn Adus Cântec De Nuntă”, canzone rumena scritta da Gheorghe Zamfir, la “Danza Ungherese n. 5” di Brahms, i brani di Márta Sebestyén, compositrice ungherese di musiche folk insieme al suo gruppo, i Muzsikás. La Sebestyén si è fatta conoscere nel panorama musicale internazionale per aver partecipato con un brano alla colonna sonora del film “Il paziente inglese”. Tra i molti brani della colonna sonora anche una canzone folk italiana, “Stornelli”, tratta dall’album “Italie Eternelle – Chant & Danses”.
Piccola curiosità, il regista Isao Takahata si recò personalmente con il suo staff nelle campagne di Yamagata e si interessò alla raccolta dei cartami, parlò con i contadini in merito al lavoro e alle loro attività, il tutto per cercare di rendere il più credibile e realistico possibile il suo lungometraggio, perché Takahata è sempre riuscito a inserire nelle sue opere il desiderio di descrivere con accuratezza e costanza i dettagli della realtà, ma con una empatia stupenda nei confronti dei suoi personaggi (“Storia della Principessa Splendente”, “Una tomba per le lucciole”), regalando loro alcune scene dove la fantasia dona consolazione e splendore all’ anima.
In “Pioggia di ricordi” una delle scene più emozionanti è quella del ricordo del primo amore di Taeko, nella conversazione tra la protagonista adolescente e il ragazzino che prova interesse per lei: “Tra i giorni di pioggia e i giorni nuvolosi e il sereno, cos’è che ti piace di più?”. “I nuvolosi”. “Lo stesso io!”.
Profondità e dolcezza, una scena delicata, gli sguardi di due ragazzi timidi, il primo amore. Taeko che vola sulle nuvole salendo una scala soffice e immergendosi nel cielo, una scena metaforica che racconta il primo amore, il primo batticuore. Magistrale la regia di Takahata che in pochi minuti rende perfetta l’idea di amore agli occhi di noi spettatori e consacra questo film tra i capolavori dell’animazione mondiale.
Memoru Grace
