“Ogni momento è un pezzo insostituibile della nostra vita. Ma cosa succede se ci capita di perdere un pezzo importante?”.
Con questa frase, citata da uno dei protagonisti all’interno della serie, mi piacerebbe iniziare questo viaggio intimista nella storia di due persone comuni che hanno serbato nel loro cuore un ricordo o una serie di sensazioni che hanno trasformato le loro vite in qualcosa di incompiuto.
Questo viaggio è scandito in più linee temporali e in più di vent’anni di tempo; le emozioni che sembrano pure e romantiche, durante l’ adolescenza dei protagonisti, si perdono negli anni a seguire nella confusione di eventi che condizionano le loro esistenze, in dimenticanze e in sospiri, per poi trovarsi in un’altra linea temporale che sembrerebbe più concreta e realista dove vige una certa sterilità di sentimenti, ma resta quel senso di incompiutezza nella quale vivono e soffrono i due protagonisti.
Questa serie giapponese di nove episodi prodotta da Netflix è girata con un garbato gusto cinematografico dove i piani e le riprese impreziosiscono i momenti raccontati nel passato e nel presente. La storia inizia nel 2020 in periodo di Covid, tutto il mondo è chiuso in se stesso, in sospeso, in attesa di qualcosa, di qualche cambiamento, anche la vita di Yae Noguchi, interpretata da una meravigliosa Hikari Mitsushima, il personaggio che ho adorato maggiormente e al quale la Mitsushima è riuscita a dare grazia e incanto, riflette sulla caducità della vita, sul susseguirsi di fragili segni che la vita continua, ma con grandi sacrifici. La sua malinconica positività, però, contribuisce a delineare subito la sua personalità, non diversa da quella di vent’anni prima perché in fondo in lei è rimasta quella speranza che prima o poi qualcosa potrà migliorare. Yae avrebbe voluto fare la hostess, ha frequentato l’università, ma ha dovuto interrompere gli studi e durante gli episodi capiremo il motivo, adesso la ragazza si ritrova a condurre una vita modesta, è l’unica tassista donna che viaggia in una Sapporo spesso innevata, ma nel periodo Covid, come gli altri suoi colleghi uomini, fatica ad arrivare a fine mese perché nessuno chiama un taxi per andare a lavoro o in aeroporto. Yae ha alle spalle un matrimonio fallito con un importante medico, ha un figlio adolescente, Tsuzuru che ha dovuto lasciare al marito perché non riesce a mantenerlo e a dargli la giusta istruzione coerente con quanto desidera la famiglia del marito. Nonostante tutto, la donna cerca di rendere quei momenti insieme al figlio come unici e sospirati, così come sospirata è stata sempre la sua esistenza.
Harumichi Namiki, interpretato da Takeru Satoh, è un sorvegliante notturno, nel suo passato ha avuto una brillante carriera militare come pilota d’aereo, ma, per una serie di motivi che non posso spoilerare, Harumichi si ritrova in una situazione esistenziale che non corrisponde a ciò che avrebbe desiderato, dalla realtà lavorativa alla sua situazione sentimentale; è, infatti, fidanzato con una ragazza che dovrebbe sposare a breve, alla quale vuole bene, ma di cui non ne è innamorato. Nella sua mente resta sempre costante il ricordo di quel suo primo amore perduto per una serie di incomprensioni che lo hanno sconvolto e disorientato, la sua esistenza ora sembra quasi una penitenza.
Cambiando linea temporale, ci troviamo alla fine degli anni Novanta, che mai dopo Twenty-Five Twenty-One e 20th Century Girl sono stati così tanto nostalgicamente richiamati come nell’ultimo periodo. Proprio alla fine degli anni Novanta ritroviamo, quindi, Harumichi (ora interpretato da Taisei Kito, una piacevole scoperta, ho apprezzato moltissimo la sua interpretazione) e Yae (ora interpretata da Rikako Yagi) alla fine della scuola superiore, tra primi batticuori e timidezze, si incontrano, si frequentano, si affezionano e decidono che il tempo dovrà essere per sempre loro.
Nella linea temporale del presente, però, sappiamo che i due protagonisti non sono insieme e, infatti, mentre la storia si snocciola pian piano, capiremo che ad un certo punto è accaduto qualcosa di molto grave che ha allontanato Yae e Harumichi, qualcosa che li ha separati per sempre e che li ha fatti percorrere altre strade ed ecco quel pezzo importante e insostituibile della vita che viene improvvisamente a mancare e che sconvolge gli equilibri.
Non posso anticiparvi altro della storia, ma non vi preoccupate perché Yae e Harumichi si rincontreranno nuovamente da adulti e… Le memorie involontarie, tanto care a Proust, agiscono nel momento in cui un odore, un sapore, un suono restituisce un ricordo completo nel suo valore soggettivo ed emotivo. In una serie di “epifanie” improvvise riemergono ricordi e verità, il cosiddetto tempo ritrovato che anche i nostri protagonisti riusciranno a vivere.
Il titolo della serie è ispirato alla canzone del 1999 “First Love” e a “Hatsukoi” del 2018 cantate entrambe dalla stella del J-Pop, Hikaru Utada, la colonna sonora, inoltre, è strepitosa e raccoglie brani di Cat Stevens, Joy Division, David Bowie e molti altri.
Piccola chicca, sono perfettamente ricostruite le ambientazioni degli anni Novanta e personalmente mi sono emozionata nella scena in cui i due protagonisti sono in coda al botteghino per guardare Titanic al cinema. Vecchi tempi, grandi ricordi!
Memoru Grace
