La prima volta che ho visto “Kiki – Consegne a domicilio” ne sono rimasta incantata e mi sono chiesta come un film di animazione dall’apparente sceneggiatura semplice e leggera potesse far ancora riflettere a distanza di anni dalla sua uscita al cinema nel 1989. In effetti, la risposta alla mia curiosità consiste proprio nella sceneggiatura del film e, ancora una volta, questo capolavoro firmato Studio Ghibli e diretto dal Maestro Hayao Miyazaki, ha da insegnare e da comunicare molto con i suoi saldi trent’anni di vita.
Il film trae ispirazione dall’omonimo romanzo di Eiko Kadono, scrittrice giapponese autrice di moltissimi romanzi, racconti e libri illustrati per bambini e a cui nel 2018 è stato conferito il premio Andersen per la letteratura dell’infanzia.
Kiki è una giovane strega di tredici anni che, come da tradizione, deve lasciare la sua famiglia per intraprendere un anno di noviziato da svolgere in un’altra città. Così la nostra protagonista parte da casa sulla sua scopa, in compagnia solo del suo gatto nero Jiji, unico legame con gli affetti familiari che può restare con lei durante il tirocinio. Dopo aver superato una tempesta e aver incontrato in cielo un’altra strega che è ormai alla fine del suo periodo di tirocinio, decide di fermarsi in una cittadina di mare che sarà il luogo di destinazione dove vivere il suo anno di prova.
Le prime esperienze di vita in città non sono positive, sembra che le persone non le diano retta e passa sempre inosservata, nonostante cerchi di parlare con tutti. Kiki, quindi, inizia a soffrire di solitudine e capisce di aver forse idealizzato un po’ troppo la vita in città e di aver avuto delle aspettative tali che ora mal sopporta questa delusione. Un giorno Kiki conosce la fornaia Osono, personaggio a cui ci affezioneremo e che rappresenta la generosità e l’altruismo. Osono attende un bambino, per cui cerca qualcuno che la possa aiutare in negozio, in cambio la fornaia offre un alloggio in cui abitare. Kiki, quindi, inizia a lavorare per Osono e nel frattempo, cercando di sfruttare la sua capacità di volare sulla scopa, apre una sua piccola attività di consegne pacchi a domicilio, solo così la giovane strega riuscirà ad inserirsi pian piano nella vita sociale della città, ad imparare ad avere pazienza e a conoscere le persone con i loro lati buoni e i loro difetti. La ragazza farà i conti anche con il proprio carattere, gli sbalzi di umore e i propri stati emotivi, dall’euforia per qualcosa di nuovo, alla depressione di non sentirsi capita, alla timidezza nei confronti dei suoi coetanei, soprattutto per Tombo, ragazzo minuto, con gli occhiali e affascinato dal volo (uno dei pochi personaggi maschili della storia, a cui Miyazaki affida la sua passione per il volo). Tombo cercherà in tutti i modi di fare amicizia con Kiki che puntualmente sembrerà trattarlo con distacco e freddezza perché in realtà timorosa e riservata e ha paura di avere un confronto diretto con i suoi coetanei della città che sembrano giudicarla e guardarla male.
Due eventi sconvolgono la vita della giovane strega, il primo riguarda il suo gatto Jiji, amico fidato da sempre e unico legame con la famiglia e la sua vita precedente, che perde la capacità di parlare con lei e il secondo evento riguarda, invece, la perdita da parte della ragazza, da un giorno all’altro, della sua capacità di volare sulla scopa. Kiki sente di aver fallito tutta la sua vita, le sue capacità, che prima la distinguevano dagli altri, ora sono inesistenti, impossibile così riuscire a superare l’anno di tirocinio.
“Se ho perso la mia magia, significa che ho perso tutto”, ripete più volte a se stessa la nostra protagonista.
Con l’aiuto di Ursula (altro personaggio femminile descritto meravigliosamente in questa storia), una pittrice che ha conosciuto durante le sue consegne a domicilio, Kiki riuscirà a capire che ciò che le è successo è naturale: la perdita di ispirazione è normale e anche il timore e l’angoscia di non riuscire a portare avanti il proprio lavoro e di non essere in grado di avvalersi tutti i giorni perfettamente delle proprie capacità sono delle questioni naturali. Tutto fa parte dell’equilibrio del mondo, solo grazie a delle piccole cadute e al riconoscimento delle proprie debolezze e delle proprie paure si possono sconfiggere i momenti di sconforto e fortificare se stessi e la voglia di impegnarsi ancora di più e di migliorarsi.
Mentre Kiki riflette su tutte queste cose, in televisione viene trasmesso improvvisamente un servizio in diretta: a causa del forte vento un dirigibile ha rotto gli ormeggi ed è in balia della tempesta e proprio su quel dirigibile c’è Tombo, ora aggrappato ad una fune, ma in grave pericolo. Vedendo il dirigibile volare fra i tetti della città senza controllo e riconoscendo la situazione terribile che potrebbe solo aggravarsi, Kiki riesce a superare improvvisamente il suo blocco psicologico, riprende in mano la scopa e si libra nell’aria per salvare il suo amico Tombo.
Dopo il salvataggio e quando la situazione è ormai tranquilla, Kiki finalmente capisce di essere riuscita a riacquistare fiducia in se stessa e di aver raggiunto quel giusto equilibrio di cui Ursula le aveva accennato, così, prende carta e penna e scrive una lettera ai suoi genitori comunicando loro che ora sta bene e ha trovato finalmente la sua strada.
“Kiki – consegne a domicilio” è un meraviglioso racconto di formazione al femminile, con dei personaggi che rimarranno nel cuore e che il maestro Miyazaki riesce a rendere immortali e insuperabili a distanza di anni. Kiki è una strega di tredici anni che inizia la sua fase adolescenziale, con i suoi timori, le sue insicurezze, gli sbalzi d’umore, le fasi alterne di euforia e di depressione. Il cambiamento di città e di stile di vita la rendono soggetta ad una continua malinconia nell’eterno ricordo degli anni felici passati (l’infanzia) e la presa di coscienza dei mutamenti e della nuova vita piena di difficoltà, di come è difficile crescere, adattarsi e adattare alla vita adulta le proprie capacità che potevano sembrare scontate, ma che ora, con le continue richieste, sono messe a dura prova.
Ancora una volta un’eroina al femminile, ancora una volta una protagonista di un film Ghibli che arricchisce l’elenco infinito di personaggi femminili iconici e, qui, anche la maggior parte dei personaggi secondari sono donne che rendono incantevole la storia e affermano la loro autonomia e individualità.
Una delle caratteristiche che rende questo film particolare è l’uso del fantastico: la protagonista è una strega che si avvale della magia, ma che una volta persi i poteri non si rivolge al mondo magico, ma alla sua parte interiore; infatti, non è con la fantasia, ma con una crescita psicologica che Kiki riemergere dal baratro del male di vivere e dall’insicurezza che ottenebra le sue capacità.
Altro elemento da sottolineare è l’aiutante magico, il gatto nero Jiji, come ogni brava strega anche Kiki ha un gatto che la segue ovunque e che le sta accanto, un vero e proprio confidente in quanto parla con lei e la fa distrarre, ma quando Jiji perde l’uso della parola l’ultimo legame con l’infanzia viene meno. Kiki si confronterà con il mondo esterno da sola e dovrà abituarsi ai silenzi e alla solitudine, Jiji le starà accanto ugualmente, ma non potrà più parlarle.
Ultime due curiosità, la città sul mare in cui si svolge la storia, è liberamente ispirata ad alcune città, soprattutto Stoccolma, Napoli e Lisbona, mente il quadro dipinto da Ursula “The Ship Flying Over the Rainbow” è stato dipinto dai bambini di una scuola per studenti portatori di handicap. La colonna sonora è del bravissimo Joe Hisaishi, mentre la voce della cantante Yumi Arai impreziosisce le canzoni di apertura e chiusura “Rouge no Dengona” e “Yasashisa ni tsutsumareta nara”, ispirate alla musica pop degli anni Sessanta e Settanta che vi consiglio assolutamente di recuperare.
Memoru Grace

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