Dong-ju: simbolo dell’Indipendenza Coreana

Come tutti saprete lo scorso 1 marzo in Corea si è festeggiato l’ “Independent Memorial Day” o “Sam-il (3-1) Movement”, ovvero il giorno dell’Indipendenza Coreana. Istituita il 1 Marzo del 1949, questo giorno celebra il coraggio di migliaia di attivisti coreani che, nel 1919, promossero le prime manifestazioni pubbliche di resistenza durante l’occupazione giapponese. Partendo da Seoul per poi diffondersi in tutto il paese, 2.000.000 di coreani parteciparono a più di 1.500 manifestazioni per quasi un anno, fino alla completa soppressione del Movimento da parte dei militari giapponesi.
La rivolta partì da 33 personalità culturali e religiose. Per questo nelle rappresaglie militari molte Chiese, case e scuole furono date alle fiamme e distrutte. Ci furono circa 7.000 morti e più del doppio furono i feriti. Ma, forse, il dato più sconcertante è quello degli arresti: circa 46.000 persone, di cui molte migliaia processate, condannate e giustiziate pubblicamente. La Corea non fu mai indipendente fino alla fine della Seconda Guerra mondiale con la sconfitta del Giappone.
Tra i molti attivisti di questi anni, vorrei ricordare Yun Dong-ju, poeta coreano morto in carcere nel febbraio del 1945. Maggiore di 4 fratelli si trasferì in Giappone per frequentare la Doshisha University a Kyoto nel 1942. L’anno successivo fu arrestato con l’accusa di “supporto dell’indipendenza coreana”. E nel 1944, fu condannato a 2 anni di reclusione a Fukuoka, dove morirà a soli 28 anni nell’aprile dell’anno successivo probabilmente per esperimenti sui detenuti non autorizzati.
Incoraggiato dal padre ad esprimere i suoi pensieri, cominciò a scrivere poesie fin da bambino. Prima della sua morte riuscì a vedere pubblicate 19 delle sue poesie. Ma nel 1948 arrivò il riconoscimento in tutta la nazione con una raccolta postuma con ben 116 poesie dal titolo: “Cielo, vento, stelle e poesia”, divenendo così il simbolo della lotta all’indipendenza. Sul titolo di quest’opera ci sono due correnti distinte. Nella prima
si dice che il titolo sia derivato dai soprannomi che il padre aveva dato a lui e ai fratelli: Dong-Ju era soprannominato Haehwan, ovvero “luce del sole”; i fratelli minori erano  Dalhwan “luce della luna” e Byeolhwan “luce delle stelle”. Il quarto fratello morì in tenera età. L’altra corrente invece sostiene che tali nomi risalgano a caratteri cinesi aventi in coreano la pronuncia dei nomi, tesi che sostengono molti siti ma non molto coerente con la traduzione letterale. Poche le trasposizioni cinematografiche riguardanti la vita del poeta, ma la più recente è sicuramente degna di nota: “DongJu: the portrait of a poet” film del 2016, capace di trasportarti negli anni più bui della storia coreana attraverso le emozioni del poeta.

Cari ricordi
Una mattina di primavera, in una stazioncina di Seoul
aspetto il treno come fossi in attesa di speranza e amore,
Sulla banchina lascio cadere l’ombra stanca
e accendo una sigaretta.
La mia ombra evapora l’ombra del fumo,
uno stormo di colombe senza incertezze
volano, una dopo l’altra, illuminate dal sole.
Il treno giunto senza notizie
mi porta lontano.
Finita la primavera – in una silenziosa stanza nella periferia di Tokyo
– provo nostalgia per me stesso rimasto a vagare nelle vecchie strade,
come ne provo per speranza e amore.
Anche oggi il treno è passato senza motivo più volte,
anche oggi ho aspettato qualcuno
vagando sulle colline accanto alla stazione.
Ah, mia giovinezza, resta lì a lungo.

Lady K Trash

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