Sono colpevole di aver scoperto tardi (troppo tardi) l’anime “Erased” o, meglio, di averlo recuperato tardi (per la precisione solo quando mi è stata notificata la consueta minaccia da parte di Netflix sull’immediata rimozione della serie), ma ammetto che inizialmente temevo un po’ la trama di base che segue le vicende di una vittima (o di più vittime) di un serial killer. Invece, è stata una nicchia di piacevole sorpresa.
Nella fredda e nevosa isola di Hokkaido, il protagonista, Satoru Fujinuma, lavora come fattorino di una pizzeria e sogna di diventare un mangaka. Nasconde quasi un “super-potere”: soffre del cosiddetto fenomeno di revival che gli permette di tornare indietro nel tempo, in realtà solo di una manciata di minuti, sufficienti, però, per trasformarsi in una sorta di supereroe di quartiere, salvando un passante sulle strisce pedonali o un ciclista da un incidente. Un giorno, sua madre, affermata giornalista, torna a casa per metterlo a parte della sua inchiesta su un serial killer che terrorizza da anni la zona e che ha traumatizzato l’infanzia di Satoru, quando rapì e uccise una sua compagna di scuola a soli dieci anni. La scomparsa improvvisa e la situazione per cui si trova braccato dalla polizia, che lo reputa erroneamente un assassino, scatenano in Satoru un revival più forte del previsto, riportando la sua mente al momento che gli ha condizionato l’esistenza, la morte violenta della sua compagna di classe. Da questo momento, Satoru prova a cambiare il destino suo e delle persone che incontra e a fermare il serial killer.
Il ritorno al passato è molto più profondo rispetto a quanto lo stesso Satoru possa immaginare. Nel tentativo di risolvere la matassa in cui si trova invischiato e di salvare la sua compagna di classe, scopre un’umanità che per troppo tempo aveva osteggiato ed escluso dalla propria vita. Scopre che tutti siamo connessi da un sottile filo al destino, che nessuno deve arrogarsi il diritto di reciderlo come una delle Parche e che i legami tra le persone possono fortificare qualsiasi filo. Scopre che ognuno può diventare un supereroe se accetta l’aiuto da parte delle persone care e che le vere amicizie sono una fortezza per affrontare i mostri che terrorizzano i sogni d’infanzia. Scopre che esiste una città in cui non esiste (significativamente, Boku dake ga inai machi, il titolo originale del manga da cui è tratto l’anime), ma che ogni piccola e minima esistenza umana è determinante per le vite degli altri.
Il viaggio nel passato dei ricordi e della memoria è soprattutto un viaggio in un futuro diverso e alternativo che dà speranza al presente e fa uscire dall’isolamento il protagonista, consapevole ora che la vita non è più solo una sequela di immagini che scorre inerte davanti agli occhi, ma una dinamica vera e attiva tra persone e che per affrontarla bisogna avere coraggio (come testimonia il nomignolo di Airi, la sua collega, che, tradotto dal giapponese, vuol dire proprio coraggio).
Il seinen di Kei Sanbe non vanta solo una trasposizione anime, ma anche una serializzazione live action (sempre recuperabile su Netflix) e un film. Prendete un lungo e profondo respiro, dimenticate il mondo circostante, isolatevi ed immergetevi tra le copiose nevi bianche di Hokkaido, pronti a seguire i fili rossi tracciati dai protagonisti e a perdervi un po’ tra i vostri ricordi.
Captain-in-Freckles

Una opinione su "Erased (ovvero quel sottile filo del destino)"