“Ci sono dei momenti in cui ti trovi ad affrontare cose che non riesci a tollerare. Non hai bisogno di essere dalla parte di qualcuno, ma solo di essere dalla tua stessa parte”.

Titolo originale: 이태원 클라쓰, Itae-won keullasseu
Regia: Kang Min-gu, Kim Seong-yoon
Scritto da: Kwang Jin
Cast: Park Seo-joon, Kim Da-mi, Yoo Jae-myung, Kwon Nara, Ahn Bo-hyun, Kim Dong-hee, Ryu Kyung-soo, Lee Joo-young, Chris Lion, Kim Hye-eun, Lee David, Yoon Kyung-ho, Cha Mi-kyung
Genere: Drama / Business / Slice-of-Life
Korea, 16 episodi (2020)
Ci sono luoghi e momenti che hanno bisogno solo di brevi riprese di sfuggita per diventare iconiche, anche se la città, ancora addormentata, è avvolta nella nebbiolina delle prime ore mattutine, quando il sole fatica ad alzarsi e la condensa è talmente fredda da rendere gravoso pronunciare qualsiasi parola. Sono scene di fatica e lenta e, al tempo stesso, celere risalita. Scene di solitaria grandezza umana, in cui il personaggio protagonista si staglia da solo davanti al sipario per affermare se stesso e, pugni serrati, la sua voglia di affrontare il mondo, nonostante le terribili conseguenze che ne possano derivare. Così, ad esempio, le scalinate di Rocky Balboa a Philadelphia, scale percorse di corsa e saltellando dal protagonista, che arriva in cima urlando al mondo la sua presenza. Così anche il ponte di Noksapyeong, sospeso sulla strada a grande percorrenza nel quartiere di Itaewon, appena rischiarato da una gigantesca luna piena oppure sorgente nelle prime luci del mattino, il quel piccolo e immenso lasso di tempo in cui tutti i bar e i locali notturni hanno chiuso e i mercati non hanno ancora aperto, dove Park Sae-royi, protagonista del drama cult “Itaewon Class” guarda il suo piccolo mondo e il suo futuro, con la speranza e la consapevolezza di coglierlo e modellarlo in tutti i suoi frangenti, quelli belli e quelli brutti.
Nessuno sa meglio di Park Sae-royi quanto sia dura la vita e quali inaspettati risvolti possa preparare dietro ogni bivio, eppure nessuno come Park Sae-royi sa credere di più nella meravigliosa potenzialità di ogni istante di vita, fatta di scelte che si concatenano tra loro più volte e che forgiano e temprano le personalità, fatta di sacrifici e di piccoli momenti di gioia, di fatiche sempre presenti e di frammenti di serenità.
“La vita è una serie di scelte. Dobbiamo fare la scelta giusta per ottenere dei risultati”.
Per Park Sae-royi (interpretato da Park Seo-joon di “Gyeongseong Creature” e “Hwarang“) il padre, Park Sung-yeol (interpretato da Son Hyun-joo di “Your Honour” e “Good Detective“), è tutto: unico genitore che lo ha cresciuto e la ha amato, punto di riferimento principale e modello di vita da seguire, ma soprattutto colui che gli ha insegnato a credere in se stesso e nei propri principi, senza mai travalicarli. Ed è per questo motivo che, una volta giunto in un nuovo liceo, considerato uno dei migliori dello Stato e frequentato dai figli delle famiglie più in vista, non accetta compromessi, nemmeno quando Jang Geun-won (interpretato da Ahn Bo-hyun di “Yumi’s Cells” e “My Name“), figlio del potente presidente del conglomerato Jangga Group, Jang Dae-hee (interpretato da Yoo Jae-myung di “Vincenzo” e “Song of the Bandits“) vuole spadroneggiare con il suo bullismo nella scuola. A nulla valgono le minacce sul possibile licenziamento del padre, che lavoro per il Jangga Group, l’espulsione dalla scuola e da qualsiasi altro liceo, il tentativo di azzerare qualsiasi prospettiva futura: Par Sae-royi non può tollerare le ingiustizie commesse da Jang Geun-won e non ha intenzione di inginocchiarsi di fronte a nessuno per implorare scuse che non ritiene di dover fornire, anche perché sa di continuare ad avere il sostegno fermo del padre.
Passa del tempo, Sae-royi studia da solo a casa per prendere la licenza di una scuola professionale e aiuta il padre a mettere la sua attività dei sogni, un piccolo locale che possa fornire piatti ricercati e particolari, distinguendosi dagli altri ristoranti di Seoul e dove poter brevettare i suoi piatti e le sue salse. Fino a quando, una sera, un’auto in corsa impazzita, guidata da Jang Geun-won non investe improvvisamente Park Sung-yeol, uccidendolo all’istante. Il Jangga Group, però, continua a vantare contatti importanti e riesce a coprire l’omicidio stradale e l’omissione di soccorso, facendolo sembrare un semplice incidente e salvando la reputazione di Jang Geun-won.
L’ingiustizia, ripetuta continuamente, dopo quelle che aveva già subito a scuola, il tradimento subito anche dalle istituzioni, che dovrebbero proteggere i più deboli, e il profondo dolore per la morte del padre gettano Sae-royi nella disperazione più atroce, con tutta la forza e la passione accesa dei suoi vent’anni appena compiuti: si reca all’ospedale e, una volta trovato Jang Geun-won, lo pesta a sangue, cercando di ucciderlo. Per questo motivo, viene arrestato sul momento e condannato per tentato omicidio.
Rimasto senza nessuno al mondo, senza futuro e senza amici e rinchiuso in carcere, solo due cose riescono a salvarlo: le lettere, anche se sporadiche, scambiate con la sua vecchia amica del liceo, di cui è sempre stato innamorato, Oh Soo-ah (interpretata da Kwon Nara di “Suspicious Partner” e “Bulgasal“), un’orfana aiutata dal padre e, poi, approdata all’università grazie ad una serie di borse di studio, e il proposito di una lenta e progettata vendetta, che diventa un piano ultraquinquennale e che lo porta a studiare con tutte le sue forze economia e marketing, mentre è in carcare. Perché quello che Sae-royi sa è che la vendetta migliore è portare a compimento il sogno del padre e farlo diventare qualcosa di grande, così spaventosamente grande da mettere in agitazione il Jangga Group. Avere vendetta vuol dire avere successo e portare coloro che hanno fatto del male ad inginocchiarsi, implorando di essere perdonati per le proprie malefatte. Avere vendetta vuol dire dare potere alle proprie azioni e guadagnarsi la libertà.
“Ciò che voglio è la libertà. Voglio che le mie parole e le mie azioni abbiano potere, così che nessuno possa più fare confusione con me e la mia gente. Non voglio essere sopraffatto da qualcuno o da qualche ingiustizia. Voglio vivere una vita in cui prendo da solo la mie decisioni senza pagare per i miei principi“.
Passano gli anni, Park Sae-royi è uscito dalla prigione da tempo e ha fatto tutti i lavori umili e più disparati per guadagnare soldi da mettere di lato, senza mai risparmiarsi. Adesso ha trent’anni, non si è mai concesso un minimo di riposo e ha deciso di investire tutti i suoi risparmi in un piccolo locale nel quartiere di Itaewon, il più moderno e cosmopolita di Seoul, quello con più locali particolari e più vita notturna, ma anche il quartiere più amato dalla sua vecchia amica di liceo Soo-ah, che, col tempo, è entrata a lavorare per il Jangga Group, occupandosi del management e del marketing della ristorazione, compreso del loro locale ad Itaewon.
Sae-royi non si preoccupa della concorrenza e non mette in dubbio l’amicizia di Soo-ah, convinto che la bravura, la determinazione e la pazienza ripagheranno, dopo tutto, i suoi sacrifici e, agendo come avrebbe fatto suo padre, dà una seconda possibilità sia a se stesso che a coloro che lo sostengono nel suo progetto: l’ex carcerato tuttofare Choi Seung-kwon (interpretato da Ryu Kyung-soo di “Tale of the Nine-Tailed 1937” e “Glitch“), allevato dalla strada alla criminalità e bisognoso delle speranze che Sae-royi dà per certe; la cuoca trans Ma Hyun-yi (interpretata da Lee Joo-young di “Broker” e “Something in the Rain“), che sogna di completare la sua transizione di genere, diventare una cuoca rinomata ed essere finalmente se stessa, senza subire giudizi altrui; il cameriere part time Kim To-ni (interpretato da Chris Lyon), figlio di un uomo coreano e di una donna della Guinea e giunto dall’Africa alla ricerca del padre scomparso e con la voglia di affermare la propria nazionalità coreana, sopra qualsiasi razzismo.
“Sii te stesso, non hai bisogno di convincere nessuno”.
Un giorno, però, la strada di Park Sae-royi incrocia per caso quella di Jo Yi-seo (interpretata da Kim Da-mi, che ha giustamente vinto il Baeksang come New Actress con la sua interpretazione), ragazza intelligentissima e alla moda, con un elevato quoziente intellettivo, un chiodo di pelle nera, capelli bicolore, una grande sfacciataggine, una fluente parlantina e un profilo social super seguito, ma chiaramente sociopatica. Ed è lei, per la verità, la voce narrante dell’intera vicenda o, meglio, è la sua confessione dall’analista che permette allo spettatore di conoscere come è stato creato il DanBam, il locale di Park Sae-royi ad Itaewon, come sono state divise le azioni e sono stati costituiti i fondi di investimento di quella che è, poi, diventata Itaewon Class e come lei stessa si sia imbattuta in Sae-royi diverse volte, a cominciare da quando lo aveva preso in giro, mentre faceva promozione al locale vestito da orso, per continuare con il momento in cui, da minorenne, aveva preteso di consumare alcoolici nel suo locale, fino a quella notte di Capodanno dei suoi vent’anni, in cui, diventata legalmente maggiorenne, era scappata da un corteggiatore molesto e aveva usato Sae-royi come salvezza.
Yi-seo è un rompicapo totale per Sae-royi, priva di mezze misure e sempre pronta a dire la cosa sbagliata al momento sbagliato, ma è anche la manager più brillante che possa mai trovare e spende se stessa con tutta l’anima per rendere il DanBam un locale famoso e alla moda, uno di quelli per cui i blogger fanno la fila e le persone si entusiasmano a pubblicare foto instagrammabili. Sae-royi sa che ha bisogno di Yi-seo e delle sue trovate geniali e rimedia alle sue intemperanze, cercando di educarla all’empatia, alla condivisione e all’aiuto verso il prossimo, senza rendersi conto che, ogni giorno che passa, Yi-seo finisce per innamorarsi sempre di più di lui, fino a rendere il suo lavoro al DanBam e il suo rapporto con Sae-royi non negoziabili, rinunciando ad una brillante carriera personale per realizzare il sogno di Sae-royi, anche quando il Jangga Group, con il presidente Jang Dae-hee (uno dei cattivi più grandiosi di sempre in un drama) e Jang Geun-won (che entra ed esce dalla galera, preferendo una vita prettamente criminale alla freddezza degli affari), cercherà di ostacolare in tutti i modi la Itaewon Class.
“La tua vita potrebbe sembrare ripetitiva, ma nessuno sa davvero cosa accadrà domani. Alcuni giorni potrebbero essere difficili e alcuni giorni potrebbero essere tristi, ma arriva sempre qualcosa di lieto almeno una volta in un piccolo momento”.
“Itaewon Class” (이태원 클라쓰) è uno di quei drama che parte con calma e prende quota lentamente, nell’incedere notturno della vita ad Itaewon e nell’approssimarsi delle storie dei suoi personaggi, quasi come una cadenzata danza ipnotica, per finire con l’entrare dentro la mente e dentro il cuore dello spettatore, scoppiando letteralmente, come la canzone di GAHO, “Start Over“, che fa da colonna sonora principale. Ispirato all’omonimo webtoon di Kwang Jin, il drama ha avuto un successo incredibile (e meritatissimo) sia in patria che all’estero, diventando iconico sia per la sua storia e i suoi personaggi, sia per la sua ambientazione metropolitana (tant’è che il “vero DanBam” in cui è stato ricostruito il locale di Park Sae-royi è diventato meta di pellegrinaggio anche da parte dei turisti) e il suo stile di moda (con diversi tentativi di ricreare, ad esempio, il look di Yi-seo). La sua fama ha portato anche a ben due remake: il giapponese “Roppongi Class” (六本木クラス) con Ryoma Takeuchi (“Rikuoh“) nel ruolo del protagonista, andato in onda per 13 episodi nel 2022, e il taiwanese “Fired up!” (來!金來號) con Eric Chou nel ruolo del protagonista, allo stato attuale ancora in fase di post-produzione. Pare che siano in preparazione remake anche in Germania, in Turchia e nel Regno Unito, nonostante l’impresa sia davvero rischiosissima.
Infatti, tutto è costruito alla perfezione in questa piccola e imprevedibile salita al successo, che parte da episodi di miseria e di abbandono e da personaggi non considerati, rinnegati come rifiuto della società, ma che hanno compreso il valore di essere se stessi, nonostante le difficoltà, e di mostrare al mondo la propria grandezza.
E, nella grandezza, la forza d’animo e la resilienza di Park Sae-royi non possono non commuovere e affascinare al tempo stesso, perché Sae-royi, nonostante la sua apparente sicurezza nell’investire sul futuro, è rimasto quel ragazzo adolescente che faceva affidamento ciecamente sul padre, fedele a se stesso e ai principi appresi, non flessibile ai compromessi, serio e determinato non solo nei suoi obiettivi, ma soprattutto nei valori in cui crede, quella vasta gamma di leggi del cuore, che nessuna legge concreta scritta nelle carte o nelle convenzioni sociali può mutare, dedito alla giustizia come morale superiore a qualsiasi cosa, eppure empatico, compassionevole e misericordioso verso le angosce degli altri.
Sae-royi è il personaggio del mondo dei drama che più si avvicina ad Antigone, quando va a reclamare i corpi dei fratelli di fronte ad un impassibile Creonte, contravvenendo a qualsiasi norma si opponesse a quel comune sentirsi parte dell’umanità. Come Antigone, non riesce ad essere un giunco che si piega con la piena senza esserne sopraffatto, ma è un ferro non temprato, duro e rigido, coinvolto dalle emozioni e dalle tempeste della vita, sciolto diverse volte, battuto e arrugginito, eppure capace di restare intatto, perché come una pietra dura e spigolosa, nasconde un cuore di diamante.
“Sono una pietra. / Vai avanti e bruciami. / Non mi muoverò di un centimetro perché sono una pietra.
Vai avanti e colpiscimi violentemente. / Sono una pietra solida.
Vai avanti e gettami nel buio più profondo. / Sono una pietra che risplenderà da sola.
Spezzami, rendimi cenere, e decomponimi. / Rigetto anche le leggi della natura, sopravvivo.
Perché sono un diamante.”
Laura
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2 pensieri riguardo “Itaewon Class (ovvero la determinazione e la libertà)”