Le giornate autunnali che degradano velocemente nel buio invernale, gli ultimi tepori che svaniscono e i colori brillanti che si perdono in un mare di stelle: avverto sempre in questo modo il passaggio dalla stagione autunnale a quella invernale, un cambiamento quasi impaziente, eppure inaspettato, che porta a chiuderci un po’ di più nel nostro angolino solitario della memoria e delle emozioni. Ed è forse proprio per questo motivo che, in questa stagione, abbiamo bisogni di comprendere di più il calore umano che ci circonda e di sentirlo da vicino, percependolo con tutte le nostre capacità sensoriali perché possa entrare nel nostro animo, scaldando l’inverno.
Questo è anche il momento ideale per recuperare due drama coreani brevi, ma molto intensi, che riescono a coinvolgere completamente lo spettatore, tanto da renderlo partecipe alla storia stessa, e con sfumature fantasy perfettamente inserite per comprendere l’essenza del dolore: “Amanza” (2020) e “The Universe’s Star” (2017). Ma occorre avvertire da subito: non sono drama da guardare senza una bella scorta di fazzoletti, una tazza calda e una coperta morbida e avvolgente. Perché piangere fa bene, scalda il cuore e ci fa sentire tutti un po’ più piccoli e più vicini ai nostri simili.
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Amanza

(Amanza, 아만자)
Corea del Sud, 2020 – Drama/ Melo/ Slice-of-Life/ Fantasy/ Animazione
10 episodi
Cast: Ji Soo, Lee Seol, Oh Hyun-kyung, Yoo Seung-mok, Lee Jong-won, Shin Joo-hwan, Park Se-joon, Park Hyung-soo
Scritto da: Kwak Jae-min, Kim Dong-ha
Animazioni di: Kim Bo-tong
Diretto da: Han Ji-won
“Non lo avevo notato quando sono venuto qui la prima volta, ma la vista da qui è adorabile. Spero che siate felici…”
Esiste una parola nella lingua coreana, che indica un malato grave, classificato dai medici come “terminale”, per cui le vie di guarigione sono remote. Si pronuncia “amanza” (아만자) e assume le caratteristiche di una condanna, ma anche di una nuova identità, impregnata di quella presenza scomoda e ingombrante che è la malattia.
Park Dong-myung (Ji Soo di “Strong Woman Do Bong Soon” e “My First First Love“) deve compiere 27 anni e tutto quello che sogna è riuscire a costruire una vita tranquilla, con un lavoro stabile, con i proprio affetti saldi e con la sua passione per la musica, custodita come in una nicchia. Mentre è impegnato in una serie di colloqui di lavoro, si sottopone ad un check-up medico di controllo, senza darsi grande pensiero per l’esito, fino a quando, una mattina, viene chiamato dal dottore per ricevere una notizia, che suona come una sentenza: cancro al quarto stadio, con metastasi diffuse in tutto il corpo e ben localizzate al midollo, inoperabile e quasi privo di cure. La notizia lo trova stupito e impreparato ad affrontare la malattia che si trova davanti, ma soprattutto a condividere quel futuro incerto che non riesce ancora a distinguere con i genitori (Oh Hyun-kyung e Yoo Seung-mok), il fratello ribelle e girovago (Lee Jong-won di “Ghostderella” e “The Night’s Flower“), i suoi amici e compagni fidati di rock band sin dal liceo (Shin Joo-hwan e Kang On) e la sua fidanzata (Lee Seol di “D.P.” e “One Ordinary Day“).
“Il dottore mi ha detto di costruire nuovi ricordi, ma probabilmente non diverrò mai nessuno…”.
Cosa significa costruire nuovi ricordi, quando tutte le memorie della vita, così come da sempre conosciute, iniziano a lasciare e ad andare via, volando sospesi nell’aria come sogni infranti? Cosa significa farsi coraggio e prepararsi al dolore, quando si soffre più per coloro che si lasciano e per i loro ultimi sguardi, che rimangono impressi nella mente, come marchiati a fuoco?
Dong-myung inizia le cure chemioterapiche, pur sapendo che la loro riuscita sarà difficile, quasi impossibile, e, mentre si prepara mentalmente a dire addio a tutti coloro che ama e a sentirli vicino per l’ultima volta, si addormenta per risvegliarsi in un mondo nuovo e fantastico, dove c’è una grande foresta magica, popolata da animaletti buffi e parlanti e dove con l’immaginazione si può fare tutto, come volare e trasformare i sogni in miracoli. Solo che, in questo nuovo mondo, non ricorda più il suo nome, né la sua identità. Sa solo che, per qualche strano motivo, tutti lo chiamano Amanza. Ed è così che, aiutato dai suoi nuovi amici magici, si imbarca in un viaggio avventuroso all’interno della sua immaginazione per cercare il suo nome e incontrare il Re del Deserto, l’unico in grado di aiutarlo e di reintegrarlo nella propria identità. Fin quando un giorno non incontra Kim Cheol-gyu (Park Se-joon), un ragazzo in coma che si è smarrito nel mondo fantastico di Amanza e forse colui che può riuscire a capire dove Amanza ha nascosto il suo nome nel mondo reale, in quella nicchia segreta dove ha custodito i suoi affetti e i suoi ricordi, per non rischiare di smarrirli.
I miracoli, in effetti, accadono, anche se non sempre nel modo in cui speriamo e preghiamo, e spesso consistono in un frammento di sorriso recuperato, in una lacrima carica di amore o in una chiavetta nascosta in un angolo, contenente tutti i rumori che le persone della nostra vita fanno, quando passano vicino a noi. Perché la musica è composta propria da quella sinfonia di rumori che segnano il passaggio di ognuno, come impronte nella sabbia, e rimangono sempre, malgrado possa soffiare un vento contrario.
“Amanza” è un drama piccolo e concentrato tutto in quei 10 episodi che scorrono come un film e che mischiano realtà e immaginazione, riprese vere e animazione, perché, ogni volta che Dong-myung diventa Amanza, tutto il mondo intorno a lui si trasforma in cartone animato. La storia è stata tratta dall’omonimo webtoon di Kim Bo-tong, noto per aver creato “D.P.“, da cui l’omonimo drama militare con Jung Hae-in. Il dolore, gli ultimi sguardi, quel senso di non aver vissuto, salvo, poi, rendersi conto che la vera vita avviene quando si lasciano le proprie emozioni agli altri, la sofferenza di lasciare ciò che si conosce e la libera leggerezza di volare sono tutti incarnati perfettamente da quegli occhi tristi e trasognati di Ji Soo, che ti scavano dentro l’anima. Da non perdere il piccolo e intenso cameo di Park Se-joon nel ruolo di un altro paziente oncologico, con tutte le contraddizioni avvertite solo da chi vive davvero momenti simili.
Come suona la recensione?
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The Universe’s Star

Noto anche come “Star of the Universe” o “Three Colours Fantasy Series: The Universe’s Star (White)
(Woojooui Byeoli , 우주의 별이)
Corea del Sud, 2017 – Drama/ Romance/ Melo/ Fantasy/ Musicale
21 episodi
Cast: Suho, Ji Woo, Se Mi, Shin Hyun-soo, Na Hae-ryung, Go Gyu-pil, Lee Si-eon, Joo Jin-mo, Lee Dae-yeon, Lady Jane, Lee Ji-hoon
Scritto e diretto da: Kim Ji-hyun
“Una stella che sorge durante il giorno. Una stella che ti protegge anche se non la puoi vedere”.
Guardare questo drama e ascoltare la voce dolce di Suho che, accompagnata dal pianoforte, intona queste parole è come perdere lo sguardo nel cielo notturno trapunto di stelle. E, in effetti, i protagonisti di questo drama sono così: lei, la stella luminosa che brilla e protegge, scaldando col suo amore anche quando non viene vista; lui, l’universo solitario, che si sente vuoto e buio, ma che è rischiarato dall’armonia delle stelle.
Byul (Ji Woo di “Fantasy Sonata“), il cui nome significa “stella”, è una triste mietitrice un po’ svagata e particolare: non riesce mai a portare a termine per bene i suoi lavori, concedendo l’ultima possibilità di vita a tutti, protegge i bambini dalle morti improvvise e, soprattutto, è una ascoltatrice fanatica di k-pop. Il suo cantante preferito in assoluto è Woo Joo (Suho degli EXO, anche interprete di “Behind Your Touch” e “Rich Man Poor Woman“), che rappresenta per lei anche l’unico legame vero con la sua vita passata, visto che ricorda che stava ascoltando la sua musica nel momento in cui quell’auto, investendola, le toglieva la vita e crede anche di ricordare il suo volto tra coloro che le avevano prestato soccorso. Mentre Woo Joo vive un momento di crisi e depressione, incapace di scrivere nuova musica, perché gli viene concesso di provare emozioni, Byul viene ad apprendere che il cielo ha deciso di far morire Woo Joo, perché la sua voce è richiesta in paradiso e la sua vita è stata già spesa sulla terra. Byul, però, ha deciso che proteggerà in ogni caso il suo idol preferito e non concederà ad alcun triste mietitore di portare via la sua vita. Così, ottiene un accordo con il suo capo (Lee Ji-hoon), si fa concedere del tempo e una vita mortale per salvare Woo Joo e si improvvisa angelo custode perenne e spirito guida, fino a quando Woo Joo non riesce a vederla e la scambia effettivamente per una fan molesta che lo segue ovunque.
Tuttavia, dopo i primi contrasti e le prime liti, Woo Joo, anche supportato dal suo manager-autista (Go Gyu-pil), inizia a pensare che la vicinanza con questa ragazza potrebbe essere, in qualche modo, benevola: visto che non ha mai frequentato nessuno e non sa cosa vuol dire innamorarsi, non riesce a scrivere canzoni d’amore e la presenza di quella strana ragazza, che si professa sua protettrice, può essergli d’aiuto. Più il tempo passa, più Woo Joo si apre con Byul, che diventa confidente dei suoi problemi, delle sue paure e delle sue ansie, e i due ragazzi si avvicinano sempre di più e lasciano che quell’iniziale amicizia quasi forzata si trasformi lentamente in altro. L’amore tra Woo Joo e Byul cresce piano piano, come tante stelle che si illuminano nel cielo, creando un legame unico, una luce nuova in grado di spezzare le tenebre della solitudine.
“Le stelle nel cielo sembrano come le luci nella folla durante un concerto. Mi sono sempre chiesto che cosa potesse accadere se queste stelle ci lasciassero. Alla fine, sarei di nuovo da solo in mezzo al buio”.
In realtà, le stelle brillano in cielo anche quando non le vediamo. Sono sempre lì, luminose e chiare, a vegliare sulle vite umane come un’armonia costante, tanto da non lasciare mai che cada il buio, anche quando i momenti della vita sembrano oscurarsi. Così è Byul per la vita d Woo Joo e così anche Woo Joo per vita di Byul, in un’armonia perfetta come una sonata a quattro mani, che dà loro la possibilità anche di recuperare i ricordi passati, compreso quelli della vita umana di Byul, e di superare le difficoltà.
Ma il cielo ha le sue regole che gli umani faticano a comprendere, persino i tristi mietitori, e, quando concede qualcosa, reclama altro, per mantenere l’armonia e l’equilibrio, al di là del tempo e dello spazio. Byul e Woo Joo potrebbero non avere il tempo che desideravano, ma possono riuscire ad avere l’eternità, conservando ogni istante dei ricordi.
In contemporanea, si svolge la storia della dottoressa Yeon So-ri (Na Hae-ryung), l’angelo dell’ospedale e anche la più odiata dai tristi mietitori, perché si intestardisce a salvare ogni vita umana, e il paramedico Ko Se-joo (Shin Hyun-soo di Welcome to Waikiki 2), che reca in sé la sofferenza della colpa e vive tentando di espiarla.
“The Universe’s Star” è un drama costituito da tanti piccoli episodi e fa parte del progetto “Three Colous: Fantasy“, una trilogia costituita da tre miniserie prodotte da Naver, il cui obiettivo è quello di descrivere le emozioni connesse ai tre colori della fantasia, il bianco, il verde e il dorato (il progetto è stato completato dai drama “Queen of Ring“, a cui è associato il colore dorato, e “Romance Full of Life“, a cui è associato il colore verde). Il bianco della luce delle stelle è il colore fondante di “The Universe’s Star” e si adatta, in effetti, al calore che la storia dei due protagonisti riesce ad infondere, oltrepassando i confini della dimensione fantastica e soprannaturale. Da non perdere il fantasma aiutante interpretato da Se Mi, ovvero Yoon Jin-sol, ex componente delle Jewelry.
Come suona la recensione?
Laura

Una opinione su "Beyond the Sorrow (Part II) – Amanza & The Universe’s Star"