“Strategia! Si tratta di strategia, fratello!”
Se c’è una frase con cui si potrebbe riassumere l’intenzionalità di questo show sudcoreano, che ha mietuto consensi e apprezzamenti ovunque, in patria e all’estero, questa frase partirebbe proprio dalla strategia o, perlomeno, dal tentativo di creare una strategia e dall’abilità di fallirla immancabilmente. Perché Bro&Marble in Dubai è strategia, ma è anche e soprattutto affiatamento, amicizia, divertimento e ironia in mezzo ad uno scenario da Le mille e una notte con sette (ma potremmo anche dire otto) personaggi famosi che corrono e si rincorrono per vincere sfide improbabili e accumulare un patrimonio milionario. D’altronde, l’ispirazione del gioco è stata fornita dal Bluemarble, un gioco da tavolo molto simile al Monopoly, approdato decenni fa in Corea dal “viaggio lungo” (ovvero con linee guida europee, ma traslate in versione statunitense) e, infine, “coreanizzato” in alcune fasi di transizioni. Sostanzialmente, anche il Bluemarble consta in due dadi, una tavola da gioco, delle pedine e l’acquisto di proprietà, tramite le quali si perde e si guadagna denaro allo stesso tempo, facendo pagare la famosa tassa di passaggio a tutti coloro che “osano” fermarsi nelle proprietà altrui. Diversamente dal Monopoly nostrano, però, non esiste il trabocchetto del “Vai dritto in prigione e rimani fermo due turni”, ma delle terre ignote (solitamente collocate agli angoli della tavola) contenenti domande, penitenze o sorprese inaspettate e, soprattutto, non vendibili, in quanto proprietà di un banchiere che gestisce il gioco. Comprese le regole di base, possiamo sederci con calma e iniziare a giocare o, meglio, a conoscere i protagonisti.
IL BANCHIERE – “These are the rules. This is the game“.
Mattatore assoluto del programma, banchiere, mentore e conduttore, talvolta anche persecutore dei malcapitati giocatori è lo showman Lee Seung-gi (A Korean Odyssey, The Law Café, You’re All Surrounded, My Girlfriend is a Gumiho, Vagabond, etc.) e sappiamo già quanto quest’uomo possa riuscire a fare proprio di tutto nel mondo dello spettacolo, compreso mantenere intatta l’ironia senza mai perdere di vista i suoi giocatori. Lee Seung-gi è ufficialmente il Banchiere, ovvero colui che detiene le misteriose terre di B (le terre situate agli angoli della tavola da gioco e che, talvolta, possono diventare un terribile deserto di sabbia – vero, Joshua e Hoshi? – o una desolata isola fuori dal mondo – senza alcun riferimento personale, Yeon-seok e Kyuhyun!), capaci di imprigionare o di premiare i contendenti. Ma, soprattutto, il Banchiere è l’unico a conoscere per davvero tutte le regole del gioco e a rimescolarle come vuole, a possedere trabocchetti come le maschere e i costumi per la scena mascherata al suk tradizionale, le lampade di Aladino o le parole magiche di Alì Baba, che spezzano il ritmo usuale del Monopoly con sfide da guadagno punti facile. E, infine, è l’unico che può trasformarsi nel Reclutatore di Squid Game per sfidare i giocatori con i giochi tradizionali e frodarli improvvisamente di tutte le loro terre. Un soggettino non semplice.
GOD-BRO – “We should show some bromance“. “Regardless, it’s romance“.
Prima coppia di contendenti, i GodBro, belli e fortunati perché assistiti direttamente da Dio, ma, in realtà, più in missione per suo conto come i Blues Brothers, ovvero: il cantante e artista di musical Kyuhyun (SuperJunior) e l’attore Yoo Yeon-seok (The Interest of Love, Narco-Saints, Warm&Cozy, Hospital Playlist, Mr. Sunshine), che si sono conosciuti anni fa sul palco teatrale del musical Werther. I GodBro danno da subito soddisfazioni nel momento stesso in cui si presentano e, per guadagnare soldi e costruirsi il loro gruzzoletto, tentano di vendere al Banchiere la propria passione e il proprio talento (oltre che una bottiglia invecchiata di scotch). Loro sono quelli che da subito fanno degli ottimi investimenti: un bell’ammontare di denaro iniziale, le proprietà giuste e danarose da acquistare, i punti perfetti per far pagare le tasse ai propri avversari. Diventano immediatamente quelli da sfidare e da vincere, troppo calcolatori e macchinosi alle spalle degli altri, nervosi, competitivi, falsamente amichevoli e malevoli: entrano subito nel cuore degli spettatori e non se ne vanno più, anche perché sono autori di una serie di gag che non è possibile dimenticare. E, se all’inizio il capo-comico sembra Kyuhyun, ingannati dal faccino fintamente timido di Yeon-seok, sarà quest’ultimo che ne combinerà veramente di tutti i colori: gli insulti a Lee Seung-gi, che lo pianta su un’isola deserta, le corse con la moto d’acqua insieme a Joshua (che lo emula in tutto e per tutto) per bullizzare la lentezza di Kyuhyun e Hoshi, il vestito da principessa con tanto di corona in giro per il mercato arabo e la resistenza ai placcaggi degni da rugby per non farsi rubare la lampada magica, i calcoli matematici e statistici (sbagliati) e l’invocazione a Dio per chiedere assistenza nel gioco. Del resto, il partner-in-crime Kyuhyun è autore degli inganni e delle false alleanze ai danni degli altri, della performance da tigre con tanto di morsi contro i giocatori e dell’idea “fingiamoci ricchi e, poi, scappiamo senza pagare”, che è l’unico metodo valido, se si vogliono mantenere un po’ di soldi fino alla fine in un gioco simile e mangiare in ottimi ristoranti. Il loro rapporto di amore-odio con gli ShiBro, poi, diventa qualcosa di unico, visibile anche nella sveglia mattutina che i due Seventeen riescono a dare, introducendosi nella stanza dei GodBro (“Hoshi, perché mi prendi la mano per addormentarti?“, esclama imbarazzato Kyunhyun, quando si ritrova improvvisamente loro hyung – fratello maggiore). Scena già da leggenda: la notte di libertà in giro per Dubai dei GodBro in compagnia di Lee Seung-gi, perché tre trentenni in vacanza ne combinano più dei ragazzini, fidatevi.
SHI-BRO – “It’s a bit awkward with just the two of us meeting separately outside“. “What do you mean ‘awkward‘?”.
Seconda coppia di contendenti, gli ShiBro, che usano la timidezza e la loro cuteness come armi segrete per spianarsi la strada, con tanto di occhioni da cucciolo, ovvero: Joshua e Hoshi, due componenti della band k-pop Seventeen (di cui abbiamo parlato qui), che si conoscono dai tempi della scuola e che hanno trascorso insieme anni come trainee e come idol. Gli ShiBro appaiono subito come due ragazzini indifesi e soggetti a subire le angherie dei “grandi”, ovvero dei componenti delle altre squadre, oltre che del Banchiere (basta solo vedere la telefonata tra Hoshi e sua mamma per far sciogliere il cuore). Ma non bisogna farsi ingannare, perché con quell’aria spaurita e la risata sempre pronta, sono una coppia temibile come poche, da non sottovalutare affatto. Anche perché i due Seventeen sono veloci, sguscianti e tendenti al furto come pochi negli show televisivi, in particolare quando Joshua indossa il suo cerchietto con le orecchie da scimmietta e Hoshi si traveste dal povero ladro della casbah (“Ma che lavoro facevate voi due prima di entrare nella band? Eravate criminali?“, chiede Ji Suk-ji, quando scopre il furto dei suoi occhiali). Infatti, se all’inizio sembrano metterci un po’ di tempo per venire fuori, è solo per prendere tempo e studiare tattica e terreno grazie al loro fascino da cuccioli bistrattati e senza amici, che intenerisce un po’ tutti, a cominciare dai GodBro che li considerano dei fratelli minori, per continuare con Suk-ji, che li considera figli (e paga pure per loro), per finire con lo stesso Banchiere (che contratta in modo vantaggioso per loro). Dopo il primo furto, questi due teneri fratellini non saranno più gli stessi e, nonostante siano poco parsimoniosi, non attenti al denaro, sfortunati nell’azzardo e tendenti a farsi incantare dai GodBro, una volta che capiscono il meccanismo, non lasciano spazio e diventano impietosi con i propri avversari, perché giustamente essere giovani non vuol dire non lottare fino alla fine. Inoltre, forse anche per il fatto che sono cresciuti insieme, i due Seventeen sono i più affiatati e leali tra di loro, comprendendo in pieno le parole della loro canzone Super (“I love my team, I love my crew“) e rimanendo, anzitutto, una coppia di amici, prima ancora che una coppia di colleghi e di contendenti per un gioco, e considerano tutte le opzioni del gioco sempre ed esclusivamente insieme. Poi, si danno anche la buonanotte reciproca prima di andare a dormire e scrivono nella chat di gruppo con gli altri Seventeen, a riprova che non sono mai soli. Scena già da leggenda: i Seventeen che ballano Haju Nice sulle dune del deserto per guadagnare punti a favore da parte del Banchiere e portano la rilettura dei video di Michael Jackson ad un altro livello.
JI-BRO – “We’re not really fit for each other.“
Terza coppia, o forse dovrei dire più trio, i JiBro, che si rifanno al nome del caposquadra, una vera e propria istituzione della TV coreana, ma che, visti così, sembrano tre che non potrebbero mai nemmeno uscire insieme per un caffè, ovvero: il presentatore televisivo Ji Suk-jin (Running Man, Happy Together), il comico Jo Se-ho (You Quiz on the Block, Happy Together) e il pluripremiato attore indipendente Lee Dong-hwi (Reply 1988, Big Bet). Per esattezza, la prima parte del gioco è stata intrapresa da Ji Suk-jin, sicuro e paterno con tutti, figura essenziale dei vecchi varietà e ispiratore per il resto del cast con una serie di gag (vedi il furto dei vestiti di Lee Seung-gi), rientrato in patria per impegni lavorativi e sostituito da Jo Se-ho, omino buffo e ottimista, improvvisatore di qualsiasi cosa e detentore del buon umore del gruppo (a cominciare dalla sua prima apparizione travestito da genio della lampada). Al contrario, Lee Dong-hwi è l’unico della squadra ad essere presente dall’inizio alla fine. Ebbene, se questa squadra non vi rimarrà impressa, pur nella sua sbadataggine e nella negazione di qualsiasi competitività, vi sbagliate di grosso, perché, accanto ai due comici (che, inter nos, fanno davvero morire dalle risate), Lee Dong-hwi è il vero personaggio del gioco, ovvero, a mio parere, quello che ha capito meglio di tutti se non le regole del gioco, quanto lo spirito di base e che affronta tutto con la sua pigra e gentile anarchia. Sostanzialmente, è arrivato impreparato su come farsi il gruzzolo di soldi di base e, per cominciare, vende al Banchiere la giacca di maglia fatta dalla nonna, con la raccomandazione di non maltrattarla perché è preziosa; porta avanti le missioni quel tanto che basta, perché vincere non è mica tutto nella vita e basta solo partecipare e divertirsi con gli altri; non mostra mai alcuna competitività e non porta rancore (anche perché la sua timidezza incredibile lo frena molto, salvo andare in giro per il mercato arabo vestito da cammello e sorridendo a tutti in modo disarmante) e glissa alla sfortuna che sembra averlo preso di mira nelle fasi iniziali con una semplice risata e una certa non curanza. Ed è così, mostrando di non tenere praticamente a nulla o, anzi, di “affrontare la vita in modo tossico” (come dice lui), che, quando cambiano le regole del gioco da tavolo per introdurre le scommesse e l’azzardo, punta tutto a caso e aumenta in modo inaspettato il suo patrimonio, come se niente fosse. D’altronde, Jo Se-ho aveva fatto una promessa a Ji Suk-jin, quella di cambiare le sorti di Lee Dong-hwi e, come un vero genio della lampada, portargli fortuna. Naturalmente, senza esagerare, perché Jo Se-ho è pur sempre un genio pocket e la sua fortuna può arrivare fino ad un certo punto, mentre Ji Suk-jin è di fatto un turista in pensione che è lì per accumulare foto e souvenir da portare alla moglie. Insomma, non proprio la spalla perfetta in assoluto, ma quella giusta per Lee Dong-hwi. Scena già da leggenda: Lee Dong-hwi che, rendendosi conto che la corsa finale alla vittoria sarebbe stata lunga due chilometri e mezzo e vedendo l’atleticità di GodBro e ShiBro che corrono, prende comodamente il taxi.
Non posso dirvi come va a finire e chi vincerà il gioco e la somma finale (che ammonta a circa 6 milioni di won, poco più di 4.200 euro, non proprio un’enormità), anche perché, di fatto, non è così necessario avere un vincitore vero e proprio, né serve che vinca per davvero qualcuno, perché Bro&Marble è un programma geniale che riesce nell’intento di divertire con intelligenza, aggiungendo un tassello importante ai varietà e agli show di intrattenimento coreano, che sono quanto di più distante dalla dilagante volgarità di tanti reality a cui siamo abituati. Infatti, come già notato in altri prodotti simili, anche questo show non perde mai di vista sia l’aspetto comunicativo di base, in questo caso fondato sul valore dell’amicizia e della lealtà, cementificata e messa anche alla prova come un dilemma del prigioniero, sia il ruolo affidato alle diverse personalità presenti, messe a nudo in modo discreto nella propria genuinità e, quindi, ancora più vicine al mondo degli spettatori più di quanto non si possa immaginare. E, se qualcuno può obiettare che ognuno di loro ha recitato una parte, provate a prendere Lee Dong-hwi nello show e a confrontarlo con il suo ruolo in Big Bet e noterete che non è affatto così, perché l’ingrediente dell’umanità delle star è la vera arma vincente di questi show.
Il successo di Bro&Marble in Dubai è stato tale che pare i produttori si siano convinti per realizzare una seconda stagione, non si sa se con lo stesso cast (pare sicura la presenza di Lee Seung-gi come banchiere), né si sa se in una location diversa (visto che, grazie al programma, gli spettatori hanno avuto modo di fare un fantastico giro turistico per Dubai e di aggiungerla come meta nella propria wishlist). Siamo solo certi del ritorno e non vediamo l’ora.
Piccola postilla: per sponsorizzare il programma il cast ha composto una OST adeguata, contenente una canzone interpretata da tutti, oltre che una canzone per ogni squadra e una per il Banchiere. Ma non solo: i protagonisti si sono anche cimentati con una parodia di Transit Love, un love show dove diverse coppie che hanno rotto la propria relazione si incontrano dopo anni per rimediare agli errori passati, e il trailer in questo stile è diventato già una perla di per sé.
Consigliato: perché si ride, si riflette, si fanno i calcoli e si entra in un gruppo di amici da cui non si vorrà più uscirne.
Laura
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