“L’uccello lotta per uscire fuori dal suo guscio; l’uovo rappresenta il mondo; chi vuole rinascere deve distruggere il vecchio mondo precedente”. – Herman Hesse, Demian
Con questa citazione tratta dal romanzo “Demian” di Herman Hesse, si apre un’opera piccola, dura e ardua come una pietra non levigata, ma intrisa di un mistico furore e di un oscuro magnetismo. Proprio come l’opera citata, è costruita quasi come un Bildungsroman (romanzo di formazione) alla tedesca, dove le vicende e gli avvenimenti che accadono ai protagonisti sono solo il vago spettro di quello che succede nel loro mondo interiore, dominato dalle volontà confliggenti di Bene e Male, dallo spirito apollineo della razionalità e da quello dionisiaco dell’irrefrenabile e incontrollata frenesia. Come nell’opera di Hesse, che l’ha ispirato, i protagonisti sono soggetti puri, invischiati in una crescita divisa tra due mondi, quello della sicurezza familiare quotidiana e della luce diurna e quello dell’oscurità e del proibito, destinati a camminare in equilibrio in quel baratro dell’inconscio, che vogliono nascondere e che li segue, come un demone, durante il percorso di crescita, spinti a cadere e a rialzarsi – riprendendo un’altra immagine di Hesse – con il marchio di Caino in fronte, non per segnare la malvagità, ma per dare un’aureola di gloria.
Yeon Si-eun (bravissimo e, giustamente, super premiato Park Ji-hoon per questo ruolo, con i suoi occhi fissi e l’espressività negata, quasi apatica) è un adolescente introverso e solitario, che ama, più di ogni altra cosa, prendere bei voti a scuola. La sua intelligenza e la sua serietà nello studio lo rendono uno studente modello, uno di quelli per cui né genitori né professori potrebbero mai preoccuparsi. I suoi voti eccellenti lo portano a vincere il premio di matematica della scuola, inimicandosi Yeong-bin (Kim Soo-gyeom), rimasto al terzo posto, che, oltre ad essere uno studente molto dotato, è anche il bullo della classe, abituato a comandare un piccolo branco di adolescenti violenti e a sottomettere i compagni di classe.
Ahn Su-ho (Choi Hyun-wook, che quest’anno ha dato un’altra prova di incredibile bravura in D.P. e che abbiamo imparato a conoscere in Twenty-Five Twenty-One) è un ragazzo grande e grosso, che ha deciso di diplomarsi con il massimo della frequenza, come vuole sua nonna, ma che, soprattutto, trascorre le giornate a dormire in classe per recuperare le ore di sonno perse lavorando di notte. Pur non avendo mai legato con nessuno in particolare, si diffonde intorno a lui un certo clima di terrore, perché Su-ho è un ex pugile da competizione e sa come difendersi a pugni (o in tutti i modi) da chi minaccia prevaricazioni.
Oh Beom-seok (Hong Kyung, già visto in D.P. e in Revenant) è un ragazzo timido e impacciato, che ha subito forti e violenti episodi di bullismo e che, per questo motivo, ha cambiato scuola, salvo attirare nuovamente l’attenzione del gruppo di bulli. Mentre Ahn Su-ho trasuda sicurezza e virilità e Yeon Si-eun dimostra di non conoscere il confine della paura, Oh Beom-seok presenta immediatamente le sue fragilità, che influiranno sulla costruzione della sua personalità, dovute anche alla presenza di un padre adottivo dispotico e manesco (interpretato da Jo Han-chul, di The Law Cafè, Hometown Cha-Cha-Cha, Vincenzo e Healer).
Un giorno, visto che Si-eun non sembra percepire alcuna emozione e alcuna preoccupazione dalle minacce di Yeong-bin e del suo gruppo di bulli, ma procede in modo diligente e privo di contatti umani la sua vita scolastica, Yeong-bin costringe Beom-seok ad attaccare di nascosto sul collo di Si-eun un cerotto contenente un forte analgesico con l’intenzione di fargli fallire l’esame per cui aveva studiato tanto. Una vendetta maligna e immotivata, che doveva diventare anzitutto un momento di scherno e di sudicia ilarità, ma che si ritorce contro gli aggressori. Infatti, dietro l’apparente monoespressione apatica di Si-eun e i suoi occhi senza sonno, si nasconde una vena di follia che tenta ogni giorno di frenare a fatica, ma che rompe gli argini nel momento in cui si rende conto di essere stato vittima di uno scherzo atroce. “Ti avevo detto di lasciami in pace, Yeong-bin. Eppure, te lo avevo chiesto gentilmente“, ripete a voce bassa Si-eun, quasi ad annunciare lo scoppio della ferocia con cui aggredisce fisicamente i suoi compagni (e non guarderete più una penna nello stesso modo, perché, dopo Nikita, Weak Hero Class vince la classifica delle migliori penne conficcate a carne viva). La furia di Si-eun, frenata a stento da Su-ho, ridefinisce gli equilibri della classe, con il capo-branco costretto in ospedale e, poi, indagato per aver importato in classe sostanze stupefacenti e i bulli silenti e messi all’angolo e con l’emersione di un nuovo duo forte, quello composto da Si-eun e Su-ho, due che non hanno nemmeno bisogno di parlare per comprendersi l’un l’altro. Al tempo stesso, però, quest’episodio non fa altro che generare una catena incontrollata e quasi automatica di violenze, a cui i protagonisti sono costretti ad andare incontro, senza nemmeno avere la possibilità di scegliere in altro modo, come determinata da un daimon, che controlla la loro tensione verso il Bene e verso il Male e che ne determina gli eventi, distruggendo il vecchio mondo e facendone sorgere uno nuovo, ma direzionandolo verso un principio divino e diabolico. Per continuare la parte citata del Demian come incipit del drama: “L’uccello vola alto in direzione della divinità… Dio si chiama Abraxas” (simbolo di due mondi che si contrappongono e trovano la sintesi nell’inconscio umano, il principio della luce e quello dell’oscurità).
Yeong-bin cerca vendetta e coinvolge nella sua faida il cugino Seok-dae (interpretato da Shim Seung-ho di Alchemy of Souls e D.P., sempre più in stato di grazia), caduto anni prima in un baratro di perdizione e costretto adesso a vendere la droga ai minori e a riscuotere loro i debiti di gioco, ma Si-eun riesce ad ottenere l’appoggio sia di Su-ho, altra parte della sua anima, sia di Beom-seok, che si sente in colpa per aver agito contro di lui. La loro reazione nei confronti di noti criminali di strada arriva fino a Kim Gil-soo (interpretato dal compianto Na Chul di Happiness e Once Upon A Small Town), piccolo boss di quartiere che sfrutta la debolezza dei minori e li incastra in una vita di perdizione come il Faggin del romanzo Oliver Twist di Charles Dickens. I tre, oramai inseparabili, diventano dei veri e propri giustizieri isolati, quasi dei vigilanti dei fumetti, che colpiscono con la passionalità e la forza di Su-ho e la fredda e razionale ferocia di Si-eun.
Tuttavia, quando sembra che tutto ciò che c’era di terribile e violento nella formazione adolescenziale di questi giovani sia passato e che il nuovo mondo sia pronto a cominciare, arriva la sinistra luce dell’oscurità presente nell’inconscio collettivo e si appropria dell’anima di Beom-seok, il più timido dei tre, ma anche il più sofferente e arcano nei meandri della propria personalità. Proprio quando i tre sembrano più uniti che mai e coloro che volevano loro arrecare del male sembrano sconfitti, Beom-seok si sente trascurato, un peso inutile in un gruppo che ha accolto la ragazza perduta Yung-yi (Lee Yeon, già bravissima nel ruolo atipico e maschile di un giovane criminale in La Giudice), quasi il galoppino degli altri due ragazzi, e inizia il suo folle e delirante viaggio verso il baratro oscuro dell’inconscio, là dove tutto è triviale e dove il marchio di Caino diventa un onore, ma anche dove può assumere l’importanza negata. Scivola verso la sua perdizione morale e mentale, Beom-seok, trascinando con sé i suoi compagni o, meglio, cercando di annullarli nella brutalità e nella violenza dei loro vecchi nemici, ora suoi alleati, per bearsi di quella luce che la vita sembra negargli costantemente. La sua perdizione arriva ad un punto tale da non percepire più cosa è giusto e cosa è ingiusto e da sfumare i confini tra Bene e Male, meditando la morte dei suoi amici, colpevoli di aver frenato il suo io più intimo. Solo che, quando si rompono gli argini, può unicamente quell’atroce e fredda vena di follia di Si-eun, unica in grado di ribaltare gli equilibri, a pena di perdere se stesso e la propria innocenza.
“La fanciullezza crollò intorno a me in un cumulo di macerie. […] Un’aura prosaica falsò e sbiadì i soliti sentimenti e le gioie, il giardino fu senza profumo, il bosco senza allettamenti, il mondo mi circondò come una bottega di cose vecchie, scipito e senza attrattive, i libri furono carta, la musica rumore. Così cadono le fronde intorno all’albero in autunno” – (sempre da Demian di Herman Hesse).
Weak Hero Class 1 (약한영웅 Class 1), tratto dal webtoon Weak Hero di Seopass, pubblicato su Naver e ora disponibile anche nell’app Webtoon, è solo falsamente un drama del fione “revenge”, come The Glory o altro. Sicuramente, parte dal pretesto del bullismo come piaga dilagante nelle scuole e in tutte le aggregazioni giovanili per dare spinta alla reazione del protagonista contro i bulli che imperversano nella sua società. In realtà, segue la costruzione e il climax dei più classici romanzi di formazione e di altri coming-of-age, introducendo la parabola della ricerca della luce e della caduta e privilegiando una lettura più psicanalitica delle azioni dei protagonisti. Non a caso, la frase che apre la storia è tratta proprio da Demian. Storia della giovinezza di Emil Sinclair, che Herman Hesse scrisse nel 1917, traendo spunto dalle proprie sofferenze adolescenziali e da una profonda crisi vissuta nel cercare il suo vero io fino ad arrivare ad una crescita che è anche una perdita dell’innocenza. In questo, Weak Hero Class 1 mantiene intatti tutti i rimandi della scuola di Hesse, così come l’annullamento nichilista dell’io di formazione nietzschiana e la comprensione della dimensione inconscia secondo le teorie di Freud e Jung. Anche i protagonisti di Weak Hero Class 1 sono tormentati dal vivere in un confine confondibile tra Bene e Male e, aspirando alla luce, sono attratti dall’oscurità, credendo di fare giustizia o di cambiare la propria vita, generano un mostro che li divora dall’interno. Come il protagonista del romanzo di Hesse, Emil Sinclair, anche Si-eun è lacerato nel conflitto tra due mondi contrapposti che vivono in lui (la sua vena di follia) e si lega all’amicizia con Su-ho, più forte e sicuro, ma anche meno tormentato e complicato, che gli insegna ad aprirsi con gli altri, a difendersi e a tirare di boxe, ma soprattutto gli trasmette l’input di crescere e affrontare la guerra interiore ed esteriore (in tutto ciò, molto rispondente alle caratteristiche affibbiate da Hesse al suo Max Demian, quasi mentore di Emil e, senza fare spoiler, le scene dell’ultimo episodio in ospedale sono modellate pari pari). Persino Yung-yi, l’elemento femminile che si inserisce nella dialettica dei due amici, potrebbe rappresentare Beatrice, ovvero l’anima dell’amore interno, o la grande madre Eva del romanzo di Hesse e, quindi, la percezione dell’elemento generatore femminile nella critica psicoanalitica junghiana, mentre il bullo Yeong-bin e tutti coloro che gli stanno attorno rappresentano Frank Kromer, il bullo che perseguita Sinclair nel romanzo di Hesse, che è emblema dell’ombra e, quindi, di tutto ciò che è oscuro e che fa paura, ma che è racchiuso in ogni animo. Tuttavia, l’elemento di Beom-seok spezza in qualche modo la continuità della formazione junghiana del protagonista: semplicemente, anche Beom-seok segue un’evoluzione simile, ma quasi a ritroso, per cui dopo aver conosciuto la figura guida, decide di perdersi nell’ombra, opzionando un libero arbitrio, che cambia tutti gli assetti e le dinamiche. A questo punto, sia Si-eun che Beom-seok sono due Sinclair che non hanno compiuto ancora appieno la formazione del proprio io e che si sono smarriti nelle tenebre di se stessi.
Inoltre, nonostante questa lettura più recondita, il drama ha l’obiettivo di punture il dito su un altro tasto dolente, quello dell’assenza del mondo adulto: ragazzi lasciati a se stessi, alla propria perdizione e/o alla propria responsabilità, di cui gli adulti non si preoccupano minimamente, se non per svolgere un mero ruolo di sorveglianza o di controllo perché non accada nulla che possa interferire con il proprio mondo (vedi il segretario del padre di Beom-seok); genitori che non comprendono e si rendono invisibili (in modo tragicamente veritiero, il padre di Si-eun dice alla moglie riguardo al figlio: “Ho sbagliato, credevo che crescesse da solo“); professori che hanno solo un potere sanzionatorio legato al voto o alla permanenza in classe e che sono sempre “magicamente” assenti durante qualsiasi faida scolastica. Tutti questi sono il cuore pregnante di una società che continua a correre senza fermarsi e che non ha più né il tempo né la voglia di educare i propri figli, una generazione che rischia di cadere nel baratro proprio durante l’età più fragile e percettiva.
Ultima postilla a parte per la colonna sonora, uno dei prodotti più belli e particolari del genere, mix di k-pop, k-indie, rock, techno e hip-hop (al pari di quella di D.P.), e che contiene “Hero (Prod. by Primary)” di Meego come opening e “Homesick (Prod. by Primary)” di Benzamin: basta leggere anche solo i testi di queste due canzoni per entrare nella sofferenza dei giovani protagonisti.
Consigliato: perché è uno dei prodotti più interessanti del 2022 e i suoi 8 episodi si divorano quasi in uno stato ipnotico; perché è un drama di altissima qualità, sia per la regia, sia per la sceneggiatura che, infine, per l’interpretazione; perché il cast è di una bravura incredibile ed è capeggiato da tre giovanissimi attori di cui sentiremo ancora parlare senz’altro; perché svuota completamente e scava nel profondo dell’inconscio con i suoi chiaro-scuri di luce; perché tornerà presto per una seconda stagione e sono in attesa di vedere cosa succederà dopo aver sentito nuovamente il ticchettio della penna di Si-eun nei titoli di coda.
Laura
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5 pensieri riguardo “Weak Hero Class 1 (ovvero del baratro oscuro dell’inconscio)”