“Dopo che ti ho conosciuto, ho pensato molto a te. Continui a divorare i miei sogni e le mie notti”. “Non mi importa se questo posto è una prigione o un’arma per te. Starò qui accanto a te”.
Iniziamo col chiarire subito qualche elemento: c’è IU, i protagonisti vivono una storia d’amore struggente (e non solo una) per cui si consumano quantitativi immensi di lacrime, ci sono i viaggi nel tempo, i costumi e l’epoca Goguryeo e tutte le cose magiche accadono o con la luna piena o durante le eclissi di luna. Però, non è Moon Lovers. Il che non vuol dire che piangerete di meno. Anzi. Perché qui c’è pure la firma delle Sorelle Hong, già creatrici di A Korean Odyssey e di My Girlfriend is a Gumiho e menti dietro Alchemy of Souls, con tutta la loro inventiva fantasy. Per cui, tanto vale prepararsi per un lungo viaggio nella notte.
Un giovane e povero padre disoccupato una notte commette un piccolo furto per comprare il regalo di compleanno al figlio di cinque anni, ma, resosi conto che è inseguito dalla polizia, inizia a correre per le strade poco illuminate di Seoul, cade, si ferisce, si rialza e trova riparo in un grande ed enorme edificio, che spunta improvvisamente dal nulla nel mezzo del quartiere di Myeong-dong, con una scritta illuminata che lo indica come Hotel Del Luna. Per la verità, non si tratta di un normale albergo, ma del luogo in cui ristorano le anime dei morti prima di transitare nell’aldilà. Il giovane padre, così, si rende conto di essere deceduto – o, meglio, di essere ancora in una fase sospesa tra la vita e la morte, giacché il suo corpo è in rianimazione al Pronto Soccorso. Disperandosi perché lascerebbe orfano e povero un bambino, chiede ad una misteriosa donna di poter tornare indietro. Questa glielo concede, a patto che, vent’anni dopo, il figlio, di cui ha individuato uno spiccato sesto senso, venga a lavorare lì come direttore d’albergo. Dopo aver accettato il patto, il corpo del giovane si rianima, si ripromette di cambiare vita e, con gli anni, manda suo figlio a studiare all’estero per allontanarlo dal suo destino e dalla donna misteriosa. Vent’anni dopo, però, il figlio Goo Chan-seung (Yeo Jin-goo, l’enfant prodige della tv coreana che oggi ha dominato anche in Link: Eat, Love, Kill) torna in Corea con una laurea fresca di Harvard per un colloquio di lavoro e si imbatte in Jang Man-wol (la sempre adorabile IU – al secolo Lee Ji-eun – protagonista di Moon Lovers e di Persona, cantante, attrice e conduttrice, prossimamente al cinema con Broker – Le buone stelle).
Man-wol è la misteriosa ed eccentrica proprietaria dell’Hotel Del Luna con cui suo padre aveva stretto il patto: si tratta di una donna vanitosa, dal cattivo carattere, gli abiti drammatici e la passione per il lusso, innamorata platonicamente di un comico televisivo che divora cibo e amante delle foto di ristoranti e cibi con cui inonda i social (pur avendo solo tre follower); ma si tratta anche di una creatura di circa 1300 anni, che, precedentemente, è stata una ribelle brigante dell’ex regno di Goguryeo contro Silla unificato (più o meno, intorno al 700-800) e che si porta dietro più di un millennio di rancori e di collere, che la rendono padrona, ma anche prigioniera di quell’onirico e luminoso edificio sospeso tra la vita e la morte, costretta a collaborare con il Triste Mietitore (Kang Hong-seok) e ad agevolare il passaggio delle anime erranti, risolvendo i loro problemi. Per farlo, però, ha bisogno di un direttore umano empatico, compassionevole e con un sesto senso speciale (che viene potenziato attraverso una bevanda magica per permettere l’incontro con i fantasmi) e di una piccola squadra affiatata di spiriti: il bartender Kim Seon-bi (Shin Jeong-geum), che 700 anni prima è stato un affermato studioso diffamato per aver scritto racconti compromettenti, la caposala Choi Seo-hee (Bae Hae-sun), donna melanconica che è morta in modo tragico 200 anni prima per mano del marito, e il receptionist Ji Hyun-joon (Pyo Ji-hoon, in arte P.O., rapper delle band K-pop BlockB e Bastarz e secondario nei drama Encounter e Mouse), giovane morto durante la Guerra di Corea. Tutti (ma proprio tutti) hanno i loro conflitti e, per qualche motivo, non riescono a passare “oltre”, compreso la stessa Man-wol. Infatti, visto che tutto il suo popolo è stato condannato a morte senza appello come ribelli, 1300 anni prima, Man-wol si era vendicata sterminando indiscriminatamente le guardie reali, sacrificando il proprio amore impossibile, il principe Go Chung-myung (interpretato dal bravissimo Lee Do-hyun, visto in 18 Again, Sweet Home, Youth of May e Melancholia), e, caricati in una bara tutti gli oggetti tolti ai suoi cari, vagando senza meta in cerca della morte o della sparizione totale. In questo suo ultimo e disperato viaggio, però, si era imbattuta in Ma Go (Seo Yi-sook, madre del protagonista in DoDoSolSolLaLaSol), una divinità che, offrendole un misterioso – e pessimo – liquore, l’aveva condannata ad espiare i propri peccati in una locanda sospesa tra le due dimensioni per aiutare le altre anime dei morti.
La storia si sviluppa con un’apparente lentezza, come se fosse in una dimensione onirica e sospesa nel vuoto, per diverse fasi: prima, l’accettazione da parte di Chan-seung del suo nuovo “lavoro” tra vita e morte che lo porta alla consapevolezza di un compito molto più grande e complesso; poi, i diversi casi di fantasmi umani da aiutare a risolvere le questioni in sospeso e a passare nell’aldilà; infine, la lenta e progressiva evoluzione di Man-wol (ma anche del suo piccolo staff), che si trasforma e viene a patto con se stessa e con i propri rancori e che, grazie a Chan-seung, scopre di poter tornare ad amare di nuovo (“Non credevo che fosse più possibile per me“, dice sul finale). Non a caso, l’albero del giardino interno, dopo essere rimasto inerte per secoli, fiorisce e sfiorisce a più riprese, dal momento in cui Chan-seung fa il suo ingresso nell’Hotel, seguendo le differenti emozioni e stati d’animo di Man-wol. L’amore non solo la cambia, ma le fa acquisire anche la capacità di perdonare gli altri e se stessa, un’autoassoluzione che è anche una formazione e una maggior comprensione degli altri. La Man-wol vanitosa e accecata dall’odio scompare lentamente per diventare una Man-wol diversa, protettiva, compassionevole e matura, finalmente disponibile ad affrontare i fantasmi del passato e a dare loro una seconda possibilità. L’amore trasforma perché trascende e fa capire ai protagonisti che, nonostante si siano incontrati in circostanze particolari, le loro anime sono affini, destinate l’una all’altra, eppure destinate ad inseguirsi tra le vite in cui incapperanno, oppure ad incontrarsi nei sogni: “-Un giorno… -Se ci incontreremo ancora in qualche vita lontana… -Quando quel giorno arriverà, spero di stare sempre con te. Di sognare insieme guardandoci negli occhi, abbracciarci e ridere insieme, mentre vivremo felici insieme per tantissimo tempo”.
Hotel Del Luna è una fiaba meravigliosa che, insieme ai protagonisti, ci aiuta a crescere e a comprendere noi stessi e gli altri, anche nei limiti e nelle difficoltà della vita, nelle umane cattiverie e in tutte quelle fragilità che ci rendono unici. Come Mystic Pop-Up Bar, anche questo drama tesse finemente un filato fantasy per introdurre il tema del perdono e dell’autoassoluzione; come A Korean Odyssey, sa costruire personaggi iconici che non possiamo dimenticare; come Goblin, ci invita a riflettere in modo lirico e poetico sulla predestinazione di anime gemelle; e, come Moon Lovers, ci fa piangere e ci fa commuovere, perlomeno dal settimo episodio in avanti. Per cui, è una perla preziosa e rara che non può essere persa.
Postilla: non perdete i minuti dopo le scritte finali, perché apprenderemo che Hotel Del Luna non è il solo albergo per far transitare le anime dei morti e un’improvvisa apparizione di Kim Soo-hyun (protagonista di It’s Okay To Not Be Okay e One Ordinary Day) ci dà la speranza di una seconda stagione.
Consigliato: a chi ama le atmosfere sospese nel vuoto, quasi da sogno tra terra e cielo, tra vita e morte; a chi ama le dimensioni fantastiche, senza troppa epica da fantasy, e a chi ama gli storici, senza dettagliati spargimenti di sangue; a chi ama le storie di sentimenti che sanno scavare nel profondo e sanno scaldare il cuore; a chi ama IU, perché, onestamente, è impossibile non adorare questa piccola ed esile figurina con un talento straordinario e con abiti che vorremmo nel nostro guardaroba.
Laura

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