Persona (ovvero delle molte sfaccettature della personalità)

Tanto vale mettere in chiaro una cosa sin da subito: Persona non è un normale drama, né tantomeno è un prodotto di facile comprensione e, quindi, di sicuro consiglio. Ci troviamo davanti ad una serie complessa e di nicchia, girata con i crismi del cinema d’autore e, pertanto, riconducibile ad un’interpretazione ardua.

Anzitutto, la serie, di per sé, non ha nulla di “seriale” nel senso proprio del termine, visto che non esiste una trama che unisce tutti gli episodi. Si tratta piuttosto di un’antologia episodica che comprende 4 mediometraggi diretti da diversi autori, che hanno il compito di enucleare le diverse sfaccettature dell’amore, ma anche della personalità umana. Unico elemento in comune è l’interprete, la bellissima e bravissima attrice e cantante Lee Ji-eun, nota anche come IU, protagonista di Hotel Del Luna e di Moon Lovers Scarlet Heart: Ryeo, il cui volto iconico si presta molto bene alla visione dei registi di questa serie.

Il primo episodio, Love Set (diretto da Lee Kyung-mi, autrice di The School Nurse Files), è ambientato in un campo da tennis dove IU e Bae Doona (già vista in Kingdom e in The Silent Sea) si affrontano in una gara a sangue per conquistare l’attenzione e l’amore di un uomo. Il secondo episodio, Collector (diretto da Yim Pil-sung di Doomsday e Scarlet Innocence), forse quello di più complessa interpretazione, vede IU trasformarsi in una terribile fata mangiacuori, che colleziona realmente i cuori di chi le promette tutto il suo amore e la sua dedizione, uccidendo senza pietà il suo innamorato interpretato da Park Hae-soo (il co-protagonista di Squid Game e il Berlino di Money Heist: Korea). Il terzo episodio, Kiss Burn (diretto da Jeon Go-woon, la giovane regista di A Boy and Sungreen e To My River), mostra IU come la spalla e la complice della giovanissima Shim Dal-gi, adolescente condannata dal padre alla reclusione per aver infranto il divieto di baciare un suo coetaneo. Il quarto episodio, Walking at Night (diretto da Kim Jong-kwan, già autore di Josée, Come, closer e One Perfect Day), sicuramente il mio preferito, è il più poetico ed intenso della serie: girato volutamente in notturno e in bianco e nero, affianca alla nostra IU Jung Joon-won (interprete di Mr. Lawyer) e riesce a dare la dimensione sospesa tra un amore che dura in eterno e che non può essere separato nemmeno dalla morte.

Che cos’è una “persona” se non una maschera teatrale, secondo la definizione latina? E da cosa è rappresentata la personalità di ognuno se non da una miriade di maschere come quelle indossate da IU nelle diverse sfaccettature del significato d’amore e della sua percezione? Declinazioni romantiche, ma anche e soprattutto malate, morbose, incompiute e soffocanti, sofferenze e ferite che sanguinano, sfaccettature complesse quanto è complesso l’animo umano, malinconico, idilliaco, ma anche crudele. Non è che l’amore faccia proprio una bella figura, in questa prospettiva poco convenzionale che guarda più alla fragilità umana e alla sua cattiva interpretazione dei sentimenti, che non all’elegia amorosa dei versi poetici. Persona è sicuramente un esperimento interessante, forse non così compiuto in tutti i suoi episodi, ma, tuttavia, l’anello di congiunzione tra l’intrattenimento dei drama televisivi e la complessità del cinema coreano d’autore, che invita a riflettere e ad emozionarsi un po’ alla volta.

Consigliato: a chi vuole aggiungere un piccolo gioiello di nicchia alla propria bacheca di drama coreani e a chi non ama particolarmente i prodotti televisivi, ma non perde un prodotto cinematografico d’autore; a chi ha sempre amato la carriera eterogenea di IU e l’ha seguita nella sua crescita; a chi aspetta di conciliare una visione diversa, laterale e forse anche poco romantica sul concetto di amore.

Captain-in-Freckles

P.S.: Pare che Netflix abbia in progetto una seconda stagione, ma nulla è stato ancora confermato.

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