Avviso subito: One Ordinary Day (anche nota con il titolo, a mio avviso più congeniale, That Night) non è un drama da guardare a cuor leggero e nemmeno da divorare in un’unica maratona, ma una lenta riflessione che scuote nelle più profonde convinzioni sul concetto di giustizia e di ingiustizia, sulle loro erronee travisazioni da parte delle istituzioni e sulla destrutturazione dell’animo umano.
Kim Hyun-soo (intensissimo Kim Soo-hyun nella sua interpretazione) è un giovane studente universitario che una sera tenta di raggiungere i suoi amici ad una festa, ma si imbatte nell’affascinante e disinibita Hong Gook-hwa (Hwang Se-on). I due esagerano con un mix di alcool e droghe e passano la notte insieme, ma, quando Hyun-soo si sveglia, trova la ragazza assassinata. Ritenuto l’unico sospetto dalla polizia, Hyun-soo viene immediatamente arrestato e sbattuto in prima pagina come un mostro, accusato di stupro ed omicidio senza avere alcuna possibilità di dimostrare la propria innocenza. L’unico a credergli è Shin Joong-han (immenso Cha Seung-won), un avvocato di terz’ordine che lotta perennemente con dermatiti e psoriasi da stress e che conosce talmente bene il mondo criminale da capire al primo sguardo se qualcuno è colpevole o meno. Hyun-soo perde la reputazione, gli affetti, la sicurezza in se stesso. Incapace di distinguere più se sia colpevole o innocente e conscio dell’ostracismo che anche la sua famiglia sta subendo a causa sua, deve scendere materialmente negli inferi – del carcere, ma anche di se stesso – per trovare la forza di lottare, ma anche per trasformarsi e sopravvivere.
La presunzione d’innocenza (o, meglio, la presunzione di non colpevolezza) è un principio giuridico di origine romana (fondamentale per lo stato di diritto e per il riconoscimento dei diritti umani), secondo il quale nessuno è colpevole fino a prova contraria. Pertanto, chiunque deve essere considerato presumibilmente innocente fino a quando non viene dimostrato in giudizio il contrario. Si tratta di un principio che il protagonista di questo drama apprende, consultando il codice di procedura penale che gli viene prestato in carcere, e che si fa tatuare sul braccio, per rendere indelebile un diritto che non gli è mai stato concesso, condannato all’ignominia, prima ancora di essere giudicato, perché la macchina della giustizia ha dimenticato qualsiasi garantismo in nome dell’efficienza e, a questo punto, la linea di demarcazione tra giustizia e ingiustizia diventa davvero labile. Hyun-soo impara a sue spese che è colpevole di un delitto che non ha mai commesso perché il popolo vuole un colpevole conclamato per essere certi che esista la giustizia, senza nemmeno curarsi di come e quando il concetto di giustizia sia violato, disponibile ad accettare una falsa condanna piuttosto che la certezza della verità. Impara, però, anche che può sempre brillare la vera idea di giustizia fino a quando c’è qualcuno come Joong-han che combatte per salvare un innocente.
One Ordinary Day è una serie a forte impatto emotivo, liberamente ispirata all’inglese Criminal Justice di Peter Moffat, dove legal drama e prison drama si incrociano con uno stile narrativo asciutto, riuscendo a creare un connubio perfetto tra indagini, caso giudiziario e il dramma umano con interpretazioni straordinarie e solitarie: i due attori protagonisti recitano da soli, come se fossero su due differenti palchi teatrali, dimostrando tutte le loro sofferenze e le loro emozioni anche attraverso gli sguardi e le gestualità. Poco per volta, anche lo spettatore si addentra nel buio della prigione per seguire la trasformazione di Hyun-soo e nelle lavagne piene di ricostruzioni per venire a capo della voglia di riscatto di Joong-han. Soffre, perde e vince insieme ai personaggi della storia, ma, soprattutto, si domanda se ne uscirà fuori in modo diverso. Nessuno dei due protagonisti sarà più identico a come era prima. Ognuno di loro ha un finale diverso, ancora una volta recitando su due palchi separati, isolato nel suo dramma: Joong-ha, ancora una volta in carcere dai suoi clienti, si accorge di nuovo dello sguardo dell’innocenza negli occhi di una ragazza sola ed impaurita, mentre Hyun-soo, che non è più il giovane sprovveduto dell’inizio del caso, domina dall’alto la città di notte senza riconoscersi più in nulla in un’immagine che ricorda il film Il profeta.
Menzione speciale per il personaggio di Do Ji-tae (interpretato da Kim Sung-kyu), il criminale che si trova a capo della prigione e che fa da mentore per Hyon-soo: è da lui che apprenderemo i brocardi latini sul concetto della presunzione di innocenza.
Consigliato: a chi ama thriller e legal drama e ha passato troppo tempo a leggere John Grisham; a chi non ha paura di piangere ed emozionarsi di fronte ai cambiamenti umani, anche scendendo nelle tenebre; ma, soprattutto, a chi crede nei concetti di giustizia e di verità.
Captain-in-Freckles

6 pensieri riguardo “One Ordinary Day (ovvero delle declinazioni di giustizia, innocenza e colpevolezza)”