“Now I have a machine gun. Ho ho ho!”
Ogni anno, tavolate di amici e parenti si dividono le spoglie natalizie in base alle fazioni “Pandoro” e “Panettone”, che guerreggiano per tutto il mese di dicembre peggio dei Guelfi e Ghibellini di dantesca memoria. Ma c’è un’altra faida che non si placa da anni, ovvero: “Die Hard” è un film di Natale?
Tanto vale dirvelo subito, secondo la sottoscritta, sì. Sono addirittura tentata di dire che “Die Hard” è uno dei migliori film di Natale che siano mai stati prodotti da quell’industria cinematografica di fracassoni americani che ci tortura almeno dagli anni ’70. E vi spiego subito per quale motivo un film di azione e adrenalina sia diventato, col tempo, un grande classicone delle feste.
John McClane, il protagonista della serie di Die Hard interpretato da Bruce Willis, giunge da New York a Los Angeles per passare le feste con la sua famiglia, quando, ad un certo punto, nel grattacielo dove lavora la moglie irrompe un gruppo di terroristi tedeschi armati fino ai tempi e comandati dal vagamente nazista Hans Gruber (il mai dimenticato Alan Rickman). Il gruppo prende in ostaggio tutti i presenti ad un party natalizio, ovvero mezza popolazione di Los Angeles, tranne, ovviamente, il nostro McClane. Pessimo errore di valutazione che, da Die Hard in avanti, tendono a fare tutti i terroristi stranieri che prendono in ostaggio eroi made in USA. Naturalmente, il nostro McClane non si farà sfuggire l’occasione di catturare i criminali, liberare gli ostaggi e passare le feste in famiglia, superando anche la crisi matrimoniale incipiente.
Ma, nonostante quello che possiate pensare, non è l’ambientazione natalizia, il party frammentato, le luci di una Los Angeles anni ’80 e le pailletes festose di cui sovrabbondano gli abiti a rendere Die Hard un grande film per le feste. L’elemento più natalizio – udite, udite! – è proprio il nostro McClane in canottiera che striscia per le condutture dell’areazione per rovinare la festa ai terroristi. O mi spiego meglio: il messaggio di Natale è affidato proprio al duro a morire McClane, che fa di tutto per salvare la propria famiglia, i propri affetti e l’umanità dalla crudeltà e dalla violenza e, quindi, fa di tutto per salvare la festa. In un’ottica eminentemente fiabesca, McClane è l’uomo che salva il Natale, non solo materialmente, ma anche moralmente, visto che salva la consapevolezza che i miracoli accadono a Natale, che la famiglia assume un ruolo centrale nell’esistenza e che l’amore e la bontà vincono sempre, nonostante tutto. McClane è il vero eroe natalizio alla Frank Capra che gli anni ’80 hanno saputo regalarci, pur con tanta action e tanto umorismo: un anonimo poliziotto che si trasforma nel simbolo della resistenza natalizia contro il malefico di turno (non importa se si tratta del perfido banchiere Potter de “La vita è meravigliosa” o del terrorista tedesco) e che lancia un urlo profondo e vivace, come il “Buon Natale” urlato da James Stewart per le strade dell’immaginaria Bedford. McClane è l’uomo che si stava arrendendo e che ora torna a vivere, a sperare e ad amare, perché ha scoperto che nessun uomo è da solo se ha degli amici e una famiglia intorno.
Allora, viste tutte queste premesse, non possiamo non ammettere che “Die Hard” è uno dei film più natalizi di sempre, meglio di qualsiasi commedia romantica che tenta di accattivarsi gli spettatori sotto il vischio e la neve (falsa), con tanto di musichette natalizie. Del resto, anche McClane ha il suo bel daffare a ritmo di Winter Wonderland e Let It Snow. Mica canzoni a caso.
Captain-in-Freckles
