Godzilla – La trilogia anime sci-fi

Chi non ha mai sentito parlare di Godzilla? Non dovete essere per forza dei nerd incalliti o degli otaku con fissazioni nipponiche per conoscere l’ombra dell’enorme lucertolone che si staglia in bianco e nero lungo i grattacieli di Tokyo e minaccia le luci della grande città.

Godzilla (in giapponese ゴジラ Gojira) è un kaiju, cioè un “mostro”, una creatura mostruosa e mitologica di origini misteriose creata da Ishiro Honda nell’omonimo film giapponese del 1954 (con la memorabile colonna sonora di Akira Ifukube, che, già da sola, vale la leggenda), che ha inaugurato il genere sci-fi Kaiju Eiga (letteralmente: “cinema dei mostri”), rimanendo per sempre nella storia del mondo visivo.

Al di là di tutti i sequel e i prequel nipponici, dei remake americani (l’ultimo è recentissimo), del merchandising e dell’influenza che il grosso mostro preistorico e fantascientifico ha determinato nei media, esiste un piccolo gioiello nel mondo degli anime che riprende la figura di Godzilla. Si tratta della trilogia anime “Godzilla: Il pianeta dei mostri“, “Godzilla: Minaccia sulla città” e “Godzilla: Mangiapianeti“, diretta da Kōbun Shizuno e Hiroyuki Seshita, da guardare possibilmente di fila.

Nella trilogia anime, Godzilla non è solo una minaccia metropolitana di origine ignota, ma il monstrum contro cui è costretta a lottare tutta l’umanità per riprendersi il proprio pianeta. La particolarità della trilogia è che non viene narrata la solita storia: non vediamo un Godzilla che calpesta automobili e grattacieli e che terrorizza esseri umani, in quanto l’apparizione del mostro è già avvenuta in un momento pressoché ignoto del passato durante il quale l’umanità ha lottato, ha perso ed è fuggita, abbandonando il pianeta terra al suo nuovo dominatore. L’anime parte, dunque, da un secondo momento della storia: quello della rivalsa, della resa dei conti, del tentativo dell’umanità di riprendersi i propri spazi e di cacciare un mostro, la cui famelica possanza sta divorando pianeti e civiltà intere. Godzilla è quasi un buco nero, un vortice che ingoia e sprofonda nel buio ciò che ingurgita, una sorta di divinità del male a cui si contrappone un’umanità sparuta, ma persistente, mai così piccola e minuscola di fronte al gigantesco, ma titanica nel confrontarsi con un ignoto che non teme. La lotta tra le due parti arriva ad un climax nel terzo capitolo, quando l’umanità comprende che, per sconfiggere Godzilla, è necessario ricorrere a mezzi diversi da quelli bellici, meccanici e balistici usati finora. Il linguaggio guerresco e fantascientifico dei primi due capitoli depone le armi verso un’interpretazione quasi religiosa nel terzo capitolo: laddove non è possibile affrontare l’ignoto con armi umane, l’umanità ricorre all’aiuto divino. In questo modo, viene evocato Gidorah, un altro mostro, ma anche una divinità di luce, che porta con sé l’oblio, un serpente dorato a tre teste che può sfidare Godzilla, ma, per vincere, richiede un sacrificio finale: la morte totale dell’umanità.

Si scioglie, a questo punto, l’enigma che regge la trilogia anime. Godzilla non è altro che la forza dirompente della Natura, di origine misteriosa, perché insita nell’umanità stessa e profusa in tutto il pianeta, persistente e costante, celata agli occhi e dormiente fino a quando non viene risvegliata per un errore umano, cieca e sconvolgente quando si trova minacciata e compromessa. Gidorah è un’evocazione luminosa, limpida e lucente, una falsa divinità frutto della gloria e della potenza tecnologica dell’uomo, che la crede falsamente propria alleata perché non sa dell’enorme tributo di sangue che richiede. Godzilla è la Natura stessa, soffocata dall’uomo, ma che può vivere in pace, se non viene attaccata. Gidorah è la Tecnologia e il Progresso, il culmine del successo umano che ne è anche la sua totale disumanità e la sua spersonalizzazione, l’apoteosi e l’annullamento, perché la luce del progresso porta sempre in sé il nulla eterno. Allora, di fronte a questa sfida tra titani che appaiono non condizionati dall’uomo, anche se diretta conseguenza delle sue azioni e delle sue scelte, ci ritroviamo a prediligere la perseveranza e l’adattamento della natura e a rinunciare a quelle prodezze tecnologiche che ci avrebbero portato ad un passo dal diventare divinità per, poi, annullarci. Nello scontro tra Godzilla e Gidorah, inaspettatamente, prendiamo le parti di Godzilla, l’anima della natura e del nostro stesso pianeta, per poter continuare ad esistere.

Tuttavia, non sarà mai una scelta serena, perché segnata dalla contrapposizione tra l’uomo e la natura, resa nell’anime dal protagonista “umano” della trilogia, il capitano Haruo, che, fino alla fine, non si dà pace di una convivenza pacifica tra gli esseri umani e il mostro preistorico, in un ultimo estremo atto di eroico, ma inutile sacrificio. Come Achab contro la sua balena bianca.

Consigliato: a chi ama anime e videogiochi, a chi ha sempre avuto un debole per le note tragiche che accompagnavano il ruggito di Godzilla, a chi ha sempre amato complicarsi le spiegazioni con metafore e a chi ha una passione per Moby Dick.

Captain-in-Freckles

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